Vestiario

Lo Shinobi Shozōku 忍び装束 il famoso abito dei ninja non è il vero abito che indossavano gli shinobi.
Ci sono vari preconcetti dati purtroppo dai media, che danno un immagine storicamente errata del ninja.
Difatti non è vero che indossava proprio questo abito, anche perché se il ninja avesse avuto realmente una sola uniforme univoca, sarebbe stato riconosciuto molto facilmente, e la cosa fa userebbe ridicola.
In realtà lo shinobi si muoveva in modo anonimo nel territorio, e poteva essere chiunque, quindi indossare un qualsiasi abito giapponese, camuffato in modo che in qualunque momento potesse mettersi il Sanjaku-tenugui, per non farsi riconoscere.
Nella sua giacca e nei calzoni, lo shinobi cuciva delle tasche segrete, per poter riporre documenti o armi segrete.
Solitamente shinobi e kunoichi, si vestivano di tutto punto solo per penetrare nelle fortezze o nei campi nemici, ma normalmente, indossavano abiti comuni, di qualsiasi genere e colore.
Gli unici eventi in cui vestivano di scuro, era per le incursioni notturne, durante il Periodo Edo, quando le guerre nei campi di battaglia erano ormai finite, e le azioni degli shinobi furono esclusivamente legate allo spionaggio.

Lo shinobi shozōku è composto da:
Shinobigi 忍び着, l’abito con le tasche segrete simile a un comune abito da lavoro giapponese.
Tekkou 手甲, i bracciali tipici del viandante o del monaco giapponese.
Kyahan 脚半, i gambali, per coprire i polpacci.
Tabi 足袋, le tipiche calzature giapponesi.
Sanjaku-tenugui 三尺手拭い, che erano due pezzi di stoffa di 30 cm X 90 cm, utilizzati per coprire il volto, in modo che se una parte veniva tirata via, l’altra continuava a coprire almeno una parte del viso, proteggendo l'identità dello shinobi.
Inoltre gli shinobi potevano utilizzare in vari modi il sanjaku-tenugui, per esempio, per filtrare l’acqua, o legando le estremità e riempiendolo di aria calda come salvagente di emergenza, ecc.

Dal Libro di Sensei Kacem Zoughari – “NINJA / GLI ANTICHI GUERRIERI OMBRA GIAPPONESI

"Non si può parlare del ninjutsu senza evocare l’immagine del terribile adepto che vi dedicava anima e corpo, con lo scopo di diventare più di un semplice guerriero. Il ninja, la super spia, che lasciava dietro di se una paurosa scia di morte e mistero. Ma il ninja era ed è tuttora uno specialista nel pieno senso della parola, un vero e proprio esperto nel combattimento, abile nell’uso di ogni genere di arma, un acrobata e agile atleta, illusionista eccezionale nell’entrare nelle menti del nemico e confondere le sue tracce quando ricercato, in grado di perlustrare il territorio nemico e seguire le sue tracce come un animale.
Tuttavia molto di ciò che gli occidentali sanno sui ninja è solo un pallido riflesso della realtà. Quando si chiede ad un istruttore, uno studente o un appassionato di arti marziali giapponesi qualche informazione sul ninjutsu o sui ninja, la risposta è spesso legata alla loro leggenda moderna, agganciata ai libri o ai film. Chi sostiene di conoscere le tecniche giapponesi di combattimento descriverà il ninja come un atleta completo in grado di compiere ogni impresa ed applicare le tecniche di tutte le altre arti marziali. Ma per i giapponesi i ninja sono Guerrieri, o meglio “spiriti” dotati di capacità sovraumane e dediti a pratiche occulte ed esoteriche. Studiosi, alchimisti e grandi conoscitori delle scienze, dell’anatomia e dell’artigianato, in grado di creare da se villaggi, armi e tecniche di combattimento ideate da raffinati studi sul corpo umano e la sua psicologia. Essere ninja dunque, non è altro che uno stato mentale dedicato a se stessi e alla conoscenza, lontano dunque dal diventare semplicemente un provetto assassino."

La figura del ninja vestito di nero dunque, è semplicemente legata alle leggende popolari, poiché questi esperti guerrieri non girovagavano con tale abbigliamento.


Nel corso degli anni ci si è poi adattati all’era moderna, e in onore della figura leggenderia, shinobi shozōku, e il Keikogi Nero 道着, sono diventati le uniformi ufficiali di chi pratica l'odierno ninjutsu.

 
In base al clan di appartenenza e al feudo, anche gli shinobi avevano dei propri Mon, e delle uniformi tradizionali, tper distinguere la loro casta di guerrieri. Ma venivano indossate solo dai capi clan, e dai membri più importanti e valorosi, in cerimonie specifiche, o in alta uniforme scendendo in guerra. In base poi alla tipologia di missione, gli abiti erano scuri o chiari, o semplicemente eleganti.
 
 
Visualizziamo alcune curiosità:

Kasa 笠

(Copricapo Tradizionale Giapponese)

  • Un kasa (è un tipo di cappello tradizionale del Giappone. Questa parola diventa "gasa" quando è preceduta da un'altra parola che specifica il tipo di cappello o quando forma nomi composti, per il fenomeno del rendaku.
  • Il kasa tipico dei monaci buddisti è molto grande, simile ad una ciotola o a forma di fungo ed è composto da paglia di riso intrecciata. Non ha forma conica come il cappello a cono di paglia dei contadini, e non è alto quanto il cappello da viaggio del samurai. È solo un grande cappello che copre dalla metà superiore ai due terzi del volto. Pertanto, aiuta a non rivelare l'identità del monaco e gli permette di viaggiare senza distrarsi dai luoghi di interesse intorno a lui durante il viaggio. Molti kasa sono fatti di bambù e servono anche per coprirsi dalla pioggia, dalla neve e dal sole.

Di seguito è riportato un elenco di kasa:

  • Amigasa
  • Fukaamigasa
  • Jingasa 陣笠
  • Sandogasa 山道笠
  • Sugegasa 菅笠
  • Torioigasa
  • Takuhatsugasa 托鉢笠
  • Yagyūgasa
  • Roningasa

Tabi 足袋 (Calze)


I tabi sono dei calzini tradizionali di cotone giapponesi che arrivano all'altezza della caviglia e che separano l'alluce dalle altre dita del piede. Risalgono al XVI secolo ed hanno raggiunto un picco di popolarità durante il periodo Edo (1603 - 1867).
A differenza dei normali calzini, che quando indossati aderiscono perfettamente al piede perché fatti di materiale elastico, i tabi vengono tradizionalmente creati con due lembi di stoffa non elastica, hanno quindi un'apertura sul retro per permettere al piede di scivolare dentro e naturalmente dei bottoni per chiudere l'apertura. Sembra che la parola tabi derivi dal termine tanbi, che significa un livello di pelle. In antichità erano fatti di cuoio e venivano portati dalle classi più agiate e dai samurai.

I tabi vengono indossati, soprattutto nel periodo estivo, sia da uomini che donne con dei sandali zōri, geta o calzature analoghe.

I tabi bianchi sono usati in situazioni formali come le cerimonie del tè e sono inoltre essenziali con i kimono o con costumi tradizionali simili. Talvolta gli uomini indossano dei tabi blu o neri durante i viaggi, mentre i tabi con colori più sgargianti o con delle fantasie stampate vengono indossati principalmente dalle donne.

I tabi sono utilizzati in Giappone dai ballerini di danze tradizionali, gli attori e i batteristi taiko. Oltre che nell’abbigliamento tradizionale vengono usati anche dai praticanti di arti marziali (karate, kendo, kenjutsu, kyudo e iaidō). Inoltre, secondo la teoria Shiatsu, indossare i tabi porta benefici alla schiena, alla colonna vertebrale e alla digestione per la presenza dei meridiani dell'agopuntura localizzati tra le due dita.

Tipologie di Tabi:

  • I tabi odori (detti anche tabi da interno) sono più alti, non elastici ed usati generalmente negli ambienti interni della casa
  • I calzini tabi sono elasticizzati e più bassi dei tabi standard
  • I jika-tabi (letteralmente i tabi che hanno contatto con il suolo), indossati solitamente da operai edili, contadini e giardinieri, sono stivaletti rivestiti in gomma e modellati sul calzino tradizionale.

JIka-tabi 地下足袋 (Calzari da Esterno)

I jika-tabi, ovvero tabi che hanno contatto con il suolo esterno. Sono degli stivaletti giapponesi da lavoro pesante, modellati sui tabi tradizionali con la suola in gomma cucita all'esterno.

Essendo fatti di materiale più resistente rispetto ai calzini tabi ed avendo una suola rivestita in gomma, sono spesso usati dagli operai edili, contadini e giardinieri e chiunque faccia un lavoro pesante. Come i tabi, i jika-tabi dividono l'alluce dalle altre dita del piede, così che possano essere indossati con dei sandali infradito (tipicamente gli zōri), anche se esteriormente somigliano a degli stivali e sono generalmente utilizzati come calzatura che non come calzini.

Sebbene stiano lentamente scomparendo, in favore delle scarpe con la suola completamente rigida, molte persone li preferiscono per la flessibilità e la morbidezza delle suole. Questo dà un contatto tattile e prensile con il suolo, fattore molto importante per alcuni tipi di lavori che richiedono equilibrio ed agilità. Gli operai che attraversano costantemente dei cantieri si sentono più sicuri sapendo cosa calpestano e carpentieri e giardinieri usano i propri piedi come un altro paio di mani, aiutandosi ad esempio a tenere un oggetto al proprio posto. Uno svantaggio dei jika-tabi è che non proteggono dalle cadute o dagli oggetti taglienti.

Shojiro Ishibashi, il fondatore della nota azienda di pneumatici Bridgestone Corporation, viene accreditato come inventore di questo tipo di calzatura.

Fuori dal Giappone, dove possono essere acquistati nei negozi di arti marziali, i jika-tabi sono apprezzati da chi, appunto, fa questo tipo di sport; vengono inoltre indossati da gente comune per fare esercizio, correre le corse campestri, camminare e chi fa arrampicate.

Geta下駄 (Zoccoli Tradizionali Giapponesi)

I geta sono dei sandali tradizionali giapponesi a metà tra gli zoccoli e le infradito. Sono un tipo di calzatura con una suola in legno rialzata da due tasselli, tenuta sul piede con una stringa che divide l'alluce dalle altre dita del piede. Vengono indossate con gli abiti tradizionali giapponesi, come gli yukata e meno frequentemente con i kimono, ma durante l'estate (in Giappone) vengono portate anche con abiti occidentali. Grazie alla suola fortemente rialzata, con la neve o la pioggia, vengono preferite ad altri sandali tradizionali come gli zōri. Generalmente, i geta, vengono portati sia senza calzini che con appositi calzini chiamati tabi.

La calzatura consta di una tavoletta legno grezzo, chiamata dai (台, supporto), con una stringa di tessuto chiamata hanao (鼻緒) che passa tra l'alluce e il secondo dito. I due tasselli sotto la suola vengono chiamati ha (歯, denti); anch'essi sono in legno, di solito di kiri (桐, paulownia), ed emettono un suono particolare a contatto col suolo, che è chiamato カランコロン o karankoron. Questo suono talvolta viene menzionato come uno dei suoni quotidiani che mancano di più ai giapponesi anziani nella vita moderna.

Zōri 草履 (Calzature Tradizionali Giapponesi)

Si tratta di calzature senza tacco, simili all'infradito occidentale, fatte di paglia, di riso o altre fibre naturali, oppure di stoffa, legno laccato, pelle, gomma o altri materiali sintetici. Il tallone dovrebbe sporgere di circa 1/2 cm-1 cm dietro, e il mignolo non ha nulla su cui appoggiare. La stringa che tiene unito il piede alla calzatura è chiamata hanao. L'hanao, come nei geta, è posto al centro della parte finale del sandalo, non c'è quindi distinzione tra scarpa destra e scarpa sinistra; può essere di materiali come il velour, vinile, broccato o pelle (per gli uomini).

Gli zōri da donna in vinile sono considerati mediamente formali, ma non formali come quelli in stoffa, come ad esempio quelli in broccato, che sono utilizzati in occasioni più cerimoniali come ad esempio un matrimonio o un funerale. L'hanao è di solito di colore rosso.

Gli zōri da uomo sono spesso fatti con materiali che imitano la paglia, come il polistirolo espanso e con le suole in sughero. L'hanao per gli uomini è spesso bianco o nero.

Waraji 草鞋 (Sandali di Paglia Tradizionali Giapponesi)

I waraji sono dei sandali tradizionali giapponesi fatti di corda di paglia che in passato erano la calzatura standard per le persone comuni in Giappone. Oggigiorno, i waraji vengono portati quasi soltanto dai monaci buddhisti. Vengono indossati anche con degli appositi calzini chiamati tabi. Tradizionalmente vengono indossati facendo sì che il piede vada oltre il bordo anteriore della scarpa, così da far sporgere le dita per tre-quattro centimetri. I waraji vengono prodotti con molti materiali diversi, come ad esempio la canapa, steli di myōga (una varietà di zenzero), fibre di palma, cotone, paglia di riso ed altro. È importante che i materiali scelti siano difficilmente deteriorabili nel tempo.
Esistono vari modi di legare le corde che vanno a fermare il piede alla suola, come le tecniche nakachi-nuki, yotsu-chigake e takano-gake. Un monaco buddhista e un contadino ad esempio le allacciano in modi differenti.

Sanjaku-tenugui 三尺手拭い

I sanjaku-tenugui erano due pezzi di stoffa di 30 cm X 90 cm, utilizzati per coprire il volto in modo che se una parte veniva tirata via l’altra continua a coprire almeno una parte del viso. Inoltre il ninja poteva utilizzare in vari modi il sanjaku-tenugui, per esempio, per filtrare l’acqua o legando le estremità e riempiendolo di aria calda come salvagente di emergenza, ecc.

 

Yoroi 鎧 (Armatura Giapponese)

In Giappone, l'uso dell'armatura si sviluppò nel IV secolo. Le peculiarità tecniche ed estetiche delle armature prodotte nel Sol Levante, utilizzate sia dalla casta guerriera per eccellenza, i Samurai 侍, e dalle milizie (fanteria), gli Ashigaru 足軽, le rende ad oggi uno dei settori più studiati della tradizione bellica nipponica. La migliore espressione delle capacità tecnico-artistiche degli armorari giapponesi è costituita dalla Yoroi 鎧, che significa letteralmente "grande armatura", prodotta a partire dal XII secolo. Non mancarono poi peculiari tipologie di barda per i cavalli dei samurai: le Uma Yoroi 馬鎧, del Periodo Edo.

L'armatura giapponese era solitamente costruita utilizzando componenti di dimensioni moderate, scaglie (kozane) o placche (ita-mono), di ferro, (tetsu) o pelle (nerigawa) collegate tra loro da rivetti o lacci (odoshi) di cuoio e/o seta. Non erano comunque rara la tipologia della cotta di maglia (kusari). L'armatura vera e propria era portata sopra alle vesti o ad un'apposita sottoveste di pelle. Nell'insieme, l'armatura giapponese completa risulta comunque d'ingombro moderato, atta a garantire la maggior libertà di movimento possibile al samurai.

Non esistono documentazioni ufficiali che vedono gli shinobi indossare la Yoroi giapponese, poiché i suoi noti utilizzatori sono i samurai. Tuttavia è noto anche, che parecchi di loro sono entrati nei ranghi samurai come infiltrati e o come alleati. Ed in oltre, durante le invasioni di Oda Nobukatsu 織田信雄, presero le armature dei nemici sconfitti per infiltrarsi fra i ranghi e creare il caos.
Durante il Periodo Edo era molto improbabile vedere uno shinobi, specie in armatura, in quanto, la loro esistenza era ormai parecchio leggendaria, e le azioni dei sopravvissuti al Periodo Sengoku, avrebbero potuto limitarsi al massimo ad incursioni notturne, e azioni di spionaggio per omicidi commissionati o il recupero di informazioni preziose. Per cui la Yoroi sarebbe stata parecchio scomoda e vistosa da indossare.

Durante i periodi di guerra, esisteva una sorta di "armatura" che indossavano i jizamurai 地侍, signori di piccoli domini rurali nel Giappone feudale, conosciuti anche come Dogō.  Si trattava di qualcosa di più povero e facile da realizzare, il Kusari Gusoku 鎖具足, un'armatura a cotta di maglia. Gli shinobi avrebbero potuto utilizzare questo tipo di vestiario in occasioni di guerra, ma nulla di bardato e pregiato come la yoroi samurai o la karuta-gane.

 

Tuttavia, la cosa certa, è che il vero aspetto degli shinobi non è quello generato dalle leggende popolari e le opere Kabuki.
Nelle montagne, e i boschi fitti, situati nelle aree di Iga e Kōka, si trovavano contadini e gente comune come nel resto del Giappone.
La loro particolarità stava nell'essere stati addestrati nella natura selvaggia, ed iniziati a conoscenze alchemiche e tecniche di guerriglia diverse da quelle dei normali samurai. Forti, resistenti, e incredibilmente capaci di adattarsi ad ogni genere di ambiente e situazione.
I leader, samurai di rango minore, di questi piccoli feudi, che per 150 anni si sono autogestiti, erano spesso ritratti come shinobi sia a causa della loro aspra resistenza alla dominazione esterna da parte dei Daimyō, ma specialmente perchè si unirono ai villaggi invasi per la resistenza, utilizzando metodi non convenzionali di combattimento, e diverse tipologie di armi, esplosivi e veleni.