I Difetti dell'Ego

Cominciamo intanto a comprendere la differenza tra arti marziali tradizionali e sport da combattimento.

Innanzitutto la parola "arte marziale" è prettamente occidentale. In oriente non dicono arti marziali. Marziale, deriva da "Marte" dio della guerra. È un concetto nato per descrivere i gladiatori da arena che si scontravano fino all'ultimo sangue dentro una grande arena, e ai lottatori greco-romani, che in chiave più "sportiva", sempre dentro una grande arena, combattevano usando tecniche di atterraggio e stritolamento per sottomettere l'avversario. Si tratta dunque, di un concetto legato al barbaro combattimento, e alla barbara competizione. Niente arte o filosofia, solo forza bruta.
Oggi, tale "barbara lotta da arena", è tornata in voga in modo spettacolare. Un circo, per sollazzare l'uomo medio, e altri spettatori comuni, che amano la semplice aggressività fine a se stessa. Con un ovvio enorme contorno di business, che l'uomo medio adora, sostenendolo con scommesse ecc.

Da ciò, oggi nascono muscolosi bifolchi adulati e coperti di alloro, strapagati da questo squallido business che gira intorno a queste arene, e che vengono acclamati come "grandi eroi". Ma fermatevi un attimo a guardare questi eroi acclamati dall'uomo medio. Barbari ignoranti, che si azzuffano usando la forza bruta fine a se stessa, senza alcun nobile scopo, se non quello di massacrarsi, e apparire vittoriosi davanti ad un pubblico di sciocchi estranei altrettanto ignoranti. Ma che esempio danno questi elementi? Fuori dalle arene, basta leggere i centinaia di articoli di questi campioni, che nella vita privata, sperperano denaro in droghe, si presentano in modo ridicolo come dei luccicanti pavoni addobbati come alberi di natale, e che si ritrovano continuamente protagonisti di volgari risse, trattando le donne in modo superficiale ed irrispettoso. Ma l'uomo medio vuole questo, ama questo genere di esempi, per se stesso e per i loro figli.

Difatti, oggi sport come l'MMA, accolgono tamarri, bifolchi e rissosi. E basta guardare gli articoli dei giornali per osservare come molti protagonisti di risse facenti parte di questo sport. Alcune addirittura finite con un morto, come la storia del povero Willy Monteiro, ucciso da vigliacchi schifosi. Talmente senza attributi, che in cinque (bestioni), si sono messi contro un coraggioso ragazzino mingherlino, massacrandolo a morte.

Budō

Tornando all'etimologia con cui è iniziato questo articolo, cominciamo dalla parola Budō, che voi conoscete meglio poichè è la più recente e diffusa, rispetto a parole come Bujutsu, Bugei, Heihō, ecc.
Budō, o come lo chiamano i cinesi; Wushu, Kung-fu ecc ecc. Filosoficamente le parole Giapponesi e Cinesi nascondono parecchia etimologia, o addirittura simbologia, e significati nascosti, che vanno compresi con studi approfonditi della parola e della cultura da cui provengono. Ma si tratta di argomenti profondi e parecchio complessi da spiegare in poche righe, vi sono intere tesi di laurea sull'etimologia dei termini che ho appena elencato. Per cui passo a spiegare solo questo. Parole come budō, e kung fu, sono il modo in cui vengono rappresentare le "arti marziali" in oriente. Cosa significano? "Via del Guerriero", o "Via di colui che è abile nella mente e nel corpo", e che passerà la vita a sostenere i principi e gli ideali, per i quali le trasmissioni dopo migliaia di anni, sono giunte pulite e limpide nel futuro, come dei sacri testi religiosi. Dunque, un concetto che intende colui che intraprende una via, una strada per la vita, condotta con rettitudine, rispetto, risolutezza e dedizione.

C'è dunque una bella differenza tra questi concetti, per come vengono intesi in occidente e in oriente. Tuttavia, per la maggior parte degli occidentali, in base alle mie esperienze, sarà più affascinata dal gladiatore da arena che si azzuffa senza senso, per business e fama, che il noioso praticante silenzioso, a cui non importa nulla dell'ego e della gloria. Che in segreto, pratica la scienza del corpo e della mente per mettere alla prova se stesso e conoscere i propri limiti. Osservando il mondo con gli occhi di chi è saggio e sa dove il corpo e la mente umana possono giungere.

Chi fa sport da combattimento, e legge questo articolo, potrebbe pensare che siano discorsi da smidollati, nella loro arrogante ignoranza.
Nel 2007, purtroppo, per difendermi da una brutta aggressione, da parte di delinquenti di quartiere tipici del posto, ritrovandomi da solo contro sette persone, due armate di coltello. Sono finito in tribunale per eccesso di difesa personale. Questo per averli mandati tutti e sette in ospedale senza risparmiare nessuno di loro da fratture scomposte. E due di loro ... in coma.
No, non c'è gloria in questo. Ho avuto paura, tantissima, specialmente quando li ho visti armati, e intenti a massacrarmi. Sono stato in ospedale anche io, senza fratture, ma con una serie di contusioni gravi perchè le ho prese anche io. Quella è stata la prima volta, in cui ebbi l'occasione di mettere in pratica ciò che mi fu insegnato, nella realtà del combattimento. E fu quasi fatale per quei sette.
Vinsi la causa, perchè due testimoni si fecero avanti dichiarando che erano sette contro uno e due di loro armati di coltello. 
E da quel momento, conoscendo di cosa sono capace, ho sempre evitato con paura questo genere di cose.

Io dico sempre una cosa:

"Non esiste l'arte marziale migliore del mondo, ma solo la persona giusta, con la tecnica giusta, lo stato d'animo giusto, e la conoscenza giusta, al momento giusto".
È corretto mettersi alla prova, e fare esperienze di combattimento reale, ma con criterio.
Solo in ambito d'addestramento, e senza competizione aggressiva. Nella mia scuola questo concetto è importante, altrimenti tutto diventa un balletto e o una coreografia.

Ci si sofferma troppo a farsi imbambolare dalle apparenze o dal fare teatrale e prolisso di qualcuno, perdendo di vista i punti veri e importanti della pratica di una disciplina. Oggi ci sono fin troppi "maestri" convinti di essere i migliori, e che la loro disciplina sia la migliore, quando palesemente dimostrano di usare tutte le loro energie per fare business e raccogliere allievi in massa, senza far caso alla qualità di questi, perchè troppo impegnati a regalare titoli, cinture e trofei e chiedere denaro in cambio di questi.

Le gare, i titoli, sono spazzatura. Non servono a niente. Ciò che conta, è l'amore per gli allievi e per la disciplina. Il cuore, la passione, la volontà e l'impegno. E il duro lavoro che occorre, diventerà piacevole, e i risultati verranno da se.

Scolaro Giuseppe Simone ジュセッペ シモネ スコラロ