Seitei Gata - L’Illusione della Spada Sterilizzata

Articolo a cura di S.G.S

Lo iaidō è, o meglio dovrebbe essere, la manifestazione vivente dell’arte della spada giapponese, l’eredità di una tradizione di sopravvivenza, disciplina e confronto diretto con la morte. Ogni movimento dovrebbe contenere il peso di chi sa che un singolo errore significa la fine, un’arte in cui la tecnica non è un’esibizione, ma una scelta precisa tra vita e morte.
Eppure, da decenni, questa eredità millenaria viene diluita, ammorbidita e deformata da un sistema chiamato Seitei Iai o comunemente Seitei Gata: dodici kata codificati dalla federazione di kendo (ZNKR) con l’obiettivo dichiarato di unificare e standardizzare lo iaidō moderno. In altre parole: trasformare una disciplina di guerra in una pantomima da esibizione, perfetta per esami, gare e circuiti federali.

Cosa sono i dodici seitei gata?

I seitei gata (o Seitei Iai) sono un insieme di dodici kata codificati, stabiliti dalla Zen Nippon Kendo Renmei (ZNKR), la federazione giapponese di kendo, che si occupa anche della promozione e standardizzazione dello iaido. Questi kata sono oggi praticati in tutto il mondo dagli iaidoka affiliati alle federazioni nazionali riconosciute dalla ZNKR.

I dodici kata sono:

  1. Mae
  2. Ushiro
  3. Uke Nagashi
  4. Tsuka Ate
  5. Kesa Giri
  6. Morote Zuki
  7. Sanpō Giri
  8. Ganmen Ate
  9. Soete Zuki
  10. Shihō Giri
  11. Sō Giri
  12. Nuki Uchi

Storia di un addomesticamento

I dodici kata seitei nascono nel 1969. Lo scopo? Creare una base comune, facile da insegnare, da giudicare e da esportare all’estero. In apparenza una nobile intenzione, ma nella realtà una sentenza di morte per lo spirito marziale della spada giapponese. Per un praticante di koryū, abituato a studiare decine di situazioni reali — scontri in spazi stretti, in armatura, a cavallo o contro avversari multipli — i dodici Seitei sono un triste e lento esercizio di estetica vuota, dove la priorità non è la sopravvivenza, ma la coreografia perfetta di fronte a una commissione d’esame.

Il prezzo della standardizzazione - Le Iaidōmummie

Ogni tecnica seitei è stata svuotata e imbalsamata, trasformata in una coreografia sterile che nulla ha a che vedere con la realtà del combattimento.

  • Movimenti allungati, teatrali, pensati più per essere visti e giudicati in chiave sportiva, piuttosto che per conservare la brutalità e l’efficacia necessarie per sopravvivere in uno scontro reale.
  • Ritmo forzato e innaturale, dove ogni praticante è costretto a muoversi alla velocità decisa dalla federazione, non a quella imposta dalla dinamica reale di un combattimento. La spada, da strumento di sopravvivenza, diventa strumento da passerella.
  • Traiettorie semplificate e ammorbidite, create per permettere a chiunque — anche a chi non ha mai davvero conosciuto la natura di un vero scontro all’arma bianca — di replicarle senza troppe difficoltà navigando nell'illusione.
    Un’arte adattata al minimo comun denominatore.

Tutto questo può avere un senso solo in un contesto di esibizione sportiva, o come modo per anziani, di continuare a praticare arti marziali, anche quando il corpo non è più in grado di affrontare movimenti realmente funzionali al combattimento.
Ma spacciare tutto questo per "arte della spada autentica" è una menzogna.

Chi pratica solo questi dodici kata, in questo modo ingessato e scenografico, non svilupperà mai la consapevolezza marziale necessaria a comprendere cosa significhi realmente combattere con una spada affilata nelle mani di un nemico vero.
Non saprà cosa vuol dire uccidere o non farsi uccidere, non avrà mai la percezione reale del rischio, della paura e della responsabilità di ogni singolo movimento.

Senza questa coscienza, lo iaidō si riduce a una danza vuota, perfetta per collezionare gradi e applausi, ma morta nell’anima.

 

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Lo scopo reale: business e controllo

Dietro la facciata rassicurante della “diffusione dello iaidō nel mondo”, si nasconde un’operazione ben più subdola e calcolata:

  • Creare un prodotto standardizzato, confezionato per essere facilmente venduto e promosso ovunque, pronto per finire nelle mani di chiunque, senza alcuna reale selezione marziale, basta essere tesserati e pagare la propria quota.
  • Costruire un percorso obbligato di gradi e certificazioni, una catena di montaggio che costringe i praticanti a infilarsi nell’ingranaggio burocratico federale, tra tasse d’esame, stage ufficiali e commissioni pilotate, dove ciò che conta non è la crescita marziale, ma la conformità al sistema.
  • Allargare il bacino d’utenza, attirando non solo chi cerca la verità marziale della spada, ma anche chi è semplicemente affascinato da una vaga idea di arte elegante, spirituale, coreografica. Più praticanti, più tesserati, più entrate. E se per farlo bisogna annacquare e ammorbidire la tradizione per renderla più alla portata di tutti, poco importa. Il pragmatismo marziale è sacrificabile, purché il prodotto sia vendibile.

La verità è semplice e brutale: quello che è alla portata di tutti, non vale assolutamente nulla. L'arte della spada giapponese, quella vera, non è per tutti. Non lo è mai stata. E chi prova a renderla accessibile a chiunque, sta mentendo.

Dal campo di battaglia alla passerella

I seitei Gata rappresentano la spada sterilizzata, spogliata della sua crudezza, della sua violenza e della sua verità. Sono un prodotto adatto ai tempi moderni: facile da vendere, da giudicare e da spettacolarizzare.
Ma chi conosce anche solo un frammento della tradizione marziale giapponese non può che provare disgusto di fronte a questo scempio.
La spada è un'arma, non uno scettro da majorette da far flutturare in uno show.
Bisogna avere coscienza del suo potenziale, del pericolo della velocità, e rispettarla.

Difendere le koryū significa difendere la vera identità

Le vere scuole antiche tradizionali, le koryū, non offrono scorciatoie né la comodità rassicurante di un sistema standardizzato.
Ogni tecnica è figlia di una situazione reale, nata da scontri veri, da esigenze di sopravvivenza, affinata nel fuoco di guerre, imboscate e duelli mortali. E soprattutto, è stata trasmessa da uomini che hanno vissuto tutto questo sulla propria pelle, che ci hanno lasciato non solo la tecnica, ma un messaggio di verità e rispetto per la spada.

  • Ogni movimento è pensato per uccidere nel modo più diretto ed efficiente possibile.
  • Ritmo e tempi non sono decisi da una federazione, ma dall’avversario, dalla distanza, dalla situazione reale — non da un regolamento sportivo.
  • Postura, intenzione, respiro: ogni elemento è legato alla consapevolezza di poter morire o sopravvivere.

I Seitei, al contrario, sono un prodotto didattico, costruito su movimenti allungati e semplificati, studiati per essere facili da comprendere, da giudicare e da replicare. Perfetti per esami e competizioni, ma completamente privati di quella funzionalità brutale che distingue un’arte marziale da una coreografia con la spada.

Le tecniche delle koryū sono più rapide, più essenziali, più adattabili: a volte meno "eleganti" secondo i canoni moderni, ma infinitamente più letali e marziali.
Ogni gesto serve solo a difendersi o uccidere, nel tempo più breve possibile.
Perché in un vero scontro, chi esagera nei gesti muore.

Le koryū non sono reperti da museoesercizi di nostalgia: sono l’ultimo baluardo contro la trasformazione sportiva e la spettacolarizzazione commerciale delle arti marziali giapponesi.

Difendere le koryū significa proteggere la verità e l’identità di una trasmissione antica, giunta fino a noi attraverso secoli di sangue, sacrificio e dedizione.
Chi pratica per conoscere, deve tornare indietro, all’origine della pratica.
Chi pratica per apparire, senza confrontarsi con la realtà, troverà sempre rifugio nei Seitei Gata.

Conclusione: o ci sei o ci fai ...

Chiunque oggi scelga di intraprendere il percorso nell’arte della spada ha davanti a sé due strade, e non potrebbero essere più diverse:

  • La strada comoda dei Seitei Gata, con le sue regole preconfezionate, i suoi esami a tappe fisse, le sue medaglie da collezione e i suoi diplomi facili, perfetti da appendere al muro e impressionare chi di spada non capisce nulla.
  • Oppure la strada dura e spietata delle koryū, fatta di studi profondi, sfide tecniche senza fine, assenza di scorciatoie, e soprattutto fatta di un legame indissolubile con la morte, con la consapevolezza che ogni gesto esiste per sopravvivere o per morire. Nessuno spazio per lo sport, per le illusioni, per le apparenze. Solo pragmatica verità.

Kumidachi Dō è l'appendice viva che il Yuki no Senshi Dōjō ha nel suo tesoro tradizionale, un vero e proprio atto di dedizione alla realtà del combattimento.
Non si tratta di un gioco sportivo o di una semplice "sparring session", ma di un combattimento reale, brutale, dove non ci sono regole se non quelle imposte dalla legge della sopravvivenza.

Tramite attrezzature di sicurezza, gli allievi non praticano un’imitazione schermistica: si immergono in un’esperienza autentica, fatta di tecniche tradizionali, kamae tradizionali, e una coscienza cruda e immediata della lotta vera, senza filtri. Ogni colpo, ogni movimento, è intriso della storia e dell'identità di chi ha camminato prima di noi. Qui non c'è spazio per la finzione, ma solo per la verità del combattimento con la spada.

La scelta è semplice. Ricorda bene:
Seitei e Koryū non sono la stessa cosa. Non lo sono mai stati. Non lo saranno mai.

Sensei Scolaro Giuseppe Simone
ジュセッペ シモネ スコラロ