Le Arti Marziali e il Business

La mia scuola è una Bujutsu, Koryū, e la cosa che mi interessa di più, è che è riconosciuta in Giappone. Tuttavia, poiché siamo dediti alle regole, ad essere a norma di legge ecc, e visto che ci troviamo in Italia, ci adattiamo, e abbiamo presentato la nostra disciplina al CONI. E così oggi, siamo ufficialmente riconosciuti anche in Europa facendo parte della federazione w.a.s.c.a con CSEN.

Ma voglio puntualizzare questo. Per me, e i miei allievi, essere riconosciuti dal CONI, o far parte di una federazione, non è assolutamente di alcuna rilevanza o prestigio, non ha alcun valore. Ci siamo dentro e lo facciamo esclusivamente per stare in regola con l'inutile linea burocratica di questo paese, e dell'era moderna.
Per quanto mi riguarda, le federazioni sono solo una incommensurabile farsa inutile.

Uscito dalla bolla degli insegnamenti del mio Sensei, quando venne a mancare prematuramente, sono stato costretto ad aprirmi al mondo, e ammetto che ero veramente curioso, perchè mai, mai e poi mai, avevo visto in età cosciente, come funzionasse veramente il mondo delle arti marziali fuori dal mio addestramento privato con una delle persone più straordinarie che ho conosciuto in vita mia.
E ammetto, che ero curioso, e anche entusiasta.

Ma ho scoperto qualcosa di così marcio, da restare deluso, immediatamente.
Ho visto tante di quelle associazioni sportive, e federazioni, tutte mirate alla "scena", da far venire la nausea. E così, ho adottato un atteggiamento, distaccato, privo di fiducia, e chiuso, al massimo.
Tutte organizzazioni colme di pochezza, incompetenza, e superficialità, intrise di un fanatico e invasato, gruppo di persone dedite a far bisboccia, sentirsi grandiosi, e a creare un giro di business disgustoso, elargendo titoli e carta come se piovesse.
Ho visto tante federazioni, e associazioni sportive, e posso benissimo dire per esperienza personale, che sono tutte scadentissime, una peggio dell'altra.
Quantità a valanghe ma qualità zero. Solo galà, titoli facili e altre idiozie.

 

Cosa ne sa il CONI di una koryū? del bujutsu, del concetto di bugei.
Nulla! Perchè è solo un ente sportiva nazionale, atta a fare di uno sport un salvadanaio, e sfruttare il fascino di una tradizione millenaria, per attirare gente, e creare una vetrina bella agghindata, in modo da attirare tesserati, e tramutarla in uno squallido sport da baraccone, governato da invasati e fanatici.

Trovano sempre nuovi modi per celebrare la mediocrità in questo mondo, e ci ritroviamo cinture nere col ciuccio, e maestri veramente inferiori titolati come fossero super eroi.
Medaglie, trofei, e altre baggianate, che alimentano l'ego degli esaltati, il tutto con un coltello puntato dietro la schiena, chiamato burocrazia, per spillare denaro, e creare un business. E rendere niente, zero, chi non è in linea, e fa parte di queste federazioni, o associazioni, valutando la sua qualità in base alla carta straccia.

Un tempo era raro trovare un vero, saggio, competente, Maestro.
Oggi invece il titolo di "maestro" dilaga peggio della muffa.
Questo dice tantissimo a riguardo.

Ho visto accogliere con incoronazioni d'alloro, da queste federazioni internazionali, pura spazzatura umana, di ogni genere, dagli infimi incompetenti totali privi di talento, fino ai fanatici invasati, pericolosi ed immorali nelle arti marziali, terminando con addirittura i fake, tutti che si credono grandi maestri ed esperti.

E tutto questo schifo è accettato dal CONI e dalle altre grosse federazioni, solo perchè al seguito hanno qualcuno da tesserare per fargli guadagnare denaro.
Con la scusa di "stare in regola".

Per questo motivo, quando qualcuno si presenterà come un maestro qualificato dal CONI, e sfoggia i suoi titoli e i suoi dan, per noi, equivale al nulla totale, e sarà solo un buffone, fino a quando non sarà pesato il suo valore con i fatti. Sempre sarà così.

Purtroppo si tratta di un'era basata su ego e apparenza, e queste enti riescono a tenersi stretti i tesserati, usando titoli, trofei e altre futili idiozie da mensola.

Ed ecco dove siamo giunti, al secolo dei pagliacci.
Credete che un Kekogi marcato Adidas dia una dignità a quella veste? Dove sono finiti i valori e la simbologia per cui è nata questa uniforme?
Credete che sia tradizionale avere Coca-Cola su una divisa che rappresenta onore e disciplina? No!

E le cinture? La cintura colorata ha già in se poca importanza. Va bene, si può anche accettare l’idea di utilizzarla per tenere a mente il livello raggiunto, ma onestamente io non la trovo poi così importante.
E le cinture arcobaleno? Non si possono guardare. Ridicole.

Non si capisce più nulla, colori, bicolori, non sanno più cosa inventare per allungare il brodo e sentirsi grandiosi, mentre le federazioni inventano sempre nuove sciocchezze per tenersi stretti i tesserati il più a lungo possibile.
La cultura delle arti marziali come tantissimi altri aspetti delle culture antiche, è finita pestata sotto le scarpe dell'incuranza irrispettosa e superficiale dell'occidente, che con arroganza ridicolizza le culture straniere, facendo di ogni cosa un circo.

Io non conoscevo come funzionavano gli esami in queste associazioni e federazioni, e quando li ho visti, sono rimasto di stucco.
Come funziona un esame nella mia scuola;

  • C'è un programma da studiare in pratica d'esecuzione, e teoria, poiché la Ryūha Yuki no Senshi è codificata in Giapponese su Denshō, Makimono, Tetsuyousou e Orihon. E bisogna conoscere a memoria la pratica ed applicazione, delle tecniche, i loro nomi, i principi e la storia.
  • Non c'è un tempo prestabilito per fare l'esame. Quando ci si sente pronti, si chiede a me, se è possibile fare l'esame, se io deduco che l'allievo è pronto ed è in grado di affrontarlo, glie lo faccio fare, altrimenti se credo che ancora non è il caso, lo rimando a studiare.
  • C'è un limite di errori, di lingua e di esecuzione, se si supera, boccio tutti senza pietà.

Per questo motivo da me, non ci sono ancora cinture nere. Ma ci sono cinture verdi, che di fatto sono a livello di molti maestri dan, e se li mangiano a colazione. Già visto, e dimostrato più e più volte.
Il mio programma è lungo e complesso, ricco e colmo di nozioni, principi e tecniche da conoscere. Bisogna saper eseguire tutto alla perfezione.
E bisogna conoscere tutto, alla perfezione. Si studia, si suda, ci si fa male, e si fa sul serio. Da me c'è qualità e non quantità. Non mi interessa la burocrazia, non mi interessa regalare titoli a tempo, ad honorem o per simpatia.
A me interessano solo i fatti e la qualità.

So bene che questi discorsi, non faranno piacere alle federazioni e al CONI.
Non mi importa assolutamente, sono risoluto nella mia onestà, sono cresciuto con valori ben più profondi. E sono pronto a combattere per questi, sempre.

Certo non è una condanna generale quella che faccio, grazie al cielo, ho conosciuto in Italia chi è cresciuto con i miei valori e principi, ed esistono ancora organizzazioni che portano avanti in maniera tradizionale e corretta quella che è una vera disciplina antica. (anche se le persone veramente valide che ho conosciuto in Italia le conto solo sul palmo di una sola mano).

Insegnare in questo paese è un lavoro duro e veramente stressante per me.
I giovani hanno mille fisime, problemi, e danno peso a sciocchezze di una irrilevanza ridicola. Sono già depressi, e smidollati, incapaci di sopravvivere da soli, ancor prima di diventare adulti sono spacciati, ed è davvero disgustoso per me osservare questa generazione di problematici giovani sfaticati, che vogliono tutto e subito, senza meritare niente di niente. E senza fare niente per meritarlo.

Io cerco sempre di incidere il valore del coraggio, della forza, del rispetto e della dignità. E con tantissima fatica, perchè l'uomo medio, rozzo e comune, ama tantissimo il trash, gli invasati e i fenomeni da baraccone.
E quel che di serio, e tradizionale dono io, con i fatti, non è facile, non viene rilasciato subito, con facilità e fantasia. E quindi non piace.

 

 

 

 

Le arti marziali sono disciplina, uno stile o scopo di vita. Rappresentano valori, equilibrio, forza spirituale, saggezza, comprensione di noi stessi, e una comprensione profonda dell'esistenza stessa. Una strada che porta a capire cos’è davvero in grado di fare il proprio corpo e la propria mente, mettendo continuamente noi stessi nella condizione di imparare e scoprire sempre nuove sensazioni e nuove strade verso il controllo e la comprensione di ciò che abbiamo intorno a noi. Ogni giorno, ed evento bello o brutto della vita, se preso come una lezione, diventerà saggezza acquisita. Si tratta di capire chi siamo davvero, e cosa siamo in grado di fare con il nostro meglio.
Questo mi è stato insegnato, e siccome ci tengo così tanto, quando vedo determinati fattori che ridicolizzano ciò che amo e per me è prezioso, mi irrito parecchio. Certo il mio resta comunque un pensiero personale, che esprimo osservando quello che vedo intorno a me, voi lettori potete anche non essere d'accordo e mandarmi a quel paese. È pur sempre un vostro diritto.

 

Oggi quando si fanno arti marziali, la prima cosa che viene chiesta ad un praticante è: «Fammi vedere una mossa!» - «Che cintura sei?» - «Fai quelle cose dei film di Bruce Lee?», (a mio parere, quei ridicoli film di Bruce Lee, hanno rovinato tutto).

Gli occidentali si soffermano sullo spettacolo da baraccone che si aspettano, basandosi sulla superficiale, e banale, apparenza di quello che vedono nei film, e valutano l'atleta in base a titoli inutili come coppe e cinture.
Cosa ne sanno questi bifolchi dell'ovest, della profonda spiritualità e infinita ricchezza che c'è dietro i retaggi asiatici? Nulla.
Hanno ridicolizzato, distrutto, e dimenticato persino i loro di retaggi, figuriamoci.
Io sono occidentale per sbaglio, una persona comune di questo mondo, ma ho scoperto la profonda essenza di questi concetti, e ne ho fatto la mia ragione di vita.
Tutte le persone, possono imparare, basta avere una guida importante come l'ho avuta io.

 

La competizione è giusta. Come ho già detto, farsi male è necessario e importantissimo. Mettersi in gioco è coraggioso e di conseguenza onorevole.
Ed è giusto premiare chi si mette in gioco con forza e coraggio.
Creare situazioni in cui mettere alla prova se stessi è sicuramente stimolante, mettere alla prova le proprie capacità e confrontarsi contro esperti avversari da cui imparare nella vittoria e nella sconfitta.
E questo vale sia per chi fa uno sport, e sia chi fa arti marziali. Ma in genere nella vita.
L'importante è che tutto ciò sia fatto con dignità, rispetto e onore.
E non per spettacolo, per il proprio ego, o pagliacciate da circo, per quello ci sono i luna park, e le marionette.

 

Ma chi è davvero un campione? Chi vince un torneo mondiale o europeo? E come?
Ti ho toccato sullo stomaco 10 punti, ti ho dato un calcio sulla spalla 7 punti, ti ho atterrato 20 punti? Comodamente su un tatami in un breve scontro, bardati di protezioni? No! Questi non sono campioni. Sono solo vincitori di gare sportive ben congeniate per fare business e spettacolo, e convincere gli atleti a credersi chi sa che.

Nella realtà di un combattimento in strada, dentro una gabbia o su un ring, contro guerrieri seri come chi fa Boxe e Muay Thai, o contro gladiatori dal cervello arieggiato come chi fa MMA, che per quanto siano bifolchi, comunque le sanno dare anche loro, i poveri atleti di arti marziali da tatami, illusi dal sistema sbagliato che li genera e gli fa credere di essere speciali, sarebbero massacrati penosamente, e le loro cinture, medaglie, coppe ecc. glie le farebbero ingoiare insieme ai denti.

In una reale situazione di violenza, la paura diventa la sensazione più forte, perché si rischia davvero di farsi male davanti un nemico che vuole farci a pezzi, o peggio ucciderci, senza regole, ma solo col crudo combattimento.
Davanti a questa realtà questi individui cullati dalle regole, non riuscirebbero neanche a muoversi, o a percepire ciò che sta accadendo intorno a loro, perché non sono stati addestrati al vero combattimento, alla paura, al dolore vero, ma solo ad una coreografia schematica da sport.

Saranno pure bravi a saltare, a dondolare e a muoversi come un maestro di arti marziali. Ma gli show men bravi alle acrobazie e alle coreografie, contro un guerriero vero, e cattivo, abituato alla violenza, sono solo polpettine in brodo da casa di riposo.

INTERNET

INTERNET

Internet, ha messo la ciliegina sulla torta. Noi ci adattiamo, e siamo presenti sui social. Più presenti su instagram e Youtube, Facebook è un social ormai old style, per analfabeti, e ignoranti, poco piacevole da utilizzare, io lo trovo tremendamente ignorante, banale, ripetitivo e stupido. Roba da vecchi.
Siamo presenti sui social, ma ci siamo, ma con dignità. Ci mettiamo la faccia, ma senza svendere quello che rappresentiamo, mostrando le nostre vere capacità, per spiccioli like e follower.

Oggi pur di fare busines, e avere visibilità per arricchire il proprio ego, ci si cimenta a fare direttamente lezioni online, tutorial e altre disonorevoli svendite da mercatino.
L'unico lavoro che conta è in un vero Dōjō, con un vero maestro qualificato. A vivere davvero esperienze belle e brutte per crescere. Lezioni online ... che squallore.
Posso capire quelle teoriche per cultura, ma mai quelle di pratica. No.

 

C'è un impegno considerevole di maestri e praticanti, nel mostrare in rete tutto quello che praticano e come lo praticano, senza rendersi conto che stanno gettando il valore delle cose che hanno al vento. E tale impegno, li devia dal lavoro privato, abbassando la qualità della pratica, e della disciplina, ormai concentrata per essere una serie tv per spettatori ignoranti in materia, ma che appassionati, cliccano e danno fama.
Noi, ci mettiamo in gioco mettendo la faccia, adattandoci, ma lavoriamo sodo nella realtà dietro lo schermo, senza sipario. Mostriamo su internet solo video di abilità, concisi e semplici, fatti dopo ore ed ore di allenamento e duro lavoro, e per scaricare la tensione, ci rilassiamo un po' con i video per internet, divertendoci.
Si ci divertiamo, stiamo giocando quando vedete le nostre cose su internet, e addirittura per giocare meglio, stiamo progettando anche Live Action.
Dividendo così le due facce, serietà dietro lo schermo, e divertimento sui social.
Niente tutorial o discrediti vari, del nostro programma di istruzione, che custodiamo gelosamente con rispetto e dignità in nome di coloro che hanno sputato sangue e vita, per condurli a noi con amore e dignità.
Purtroppo, in pochi fanno come noi, e le arti marziali a causa di internet, stanno perdendo la loro misticità per la voglia di miticità.

Sensei Scolaro Giuseppe

ジュセッペ シモネ スコラロ