Le Arti Marziali e il Business

Federazioni

Possiedo un Menkyo Kaiden, e per parecchi anni le mie qualifiche sono state riconosciute solo in Giappone. Solo nel 2021 ho deciso di entrare nel CONI, facendo sì che il mio titolo fosse ufficialmente riconosciuto anche in Occidente.

Nato nel 1985, pratico arti marziali dal 1999. Per quindici anni mi sono addestrato in un contesto privato totalmente estraneo alla burocrazia sportiva, e quando ne ho scoperto l’esistenza, l’ho sempre considerata un ostacolo inutile e dannoso per la qualità dell’insegnamento. Oggi, dopo tanti anni, la mia opinione non è cambiata—anzi, si è ulteriormente rafforzata.

Ovviamente, essendo dedito al rispetto della legge e delle regole, quando ho aperto la mia scuola, ho capito che per evitare problemi dovevo rispettare determinate regole. Così, anche in Italia, grazie allo CSEN, il mio 6° Dan di Ninpō Bujutsu e il 5° Dan di Nihontō Dō sono ufficialmente riconosciuti. Ma sapete quanto vale per me tutto questo? ASSOLUTAMENTE NIENTE.

Titoli, cinture, trofei: tutta spazzatura buona solo a gonfiare l’ego di chi ha bisogno di illusioni per sentirsi qualcuno. Io vivo in Italia e, per rispetto delle leggi, mi sono adeguato alla soffocante, irritante e sterile burocrazia delle federazioni sportive. Così ho tappato la bocca a chi parlava troppo, a chi si è permesso di etichettarmi come “Rōnin delle arti marziali” senza avere la minima idea di chi io sia, quale sia il mio ruolo in Giappone o quale sia stato il mio cammino. Opinioni basate sul nulla, che, come sempre, rimangono niente.

Per me e per i miei allievi—ormai pienamente consapevoli delle assurdità che infestano le federazioni sportive—far parte del CONI o di una grande federazione non ha alcuna rilevanza né prestigio. Non ha valore. E, soprattutto, non ci interessa minimamente.
Questo principio lo insegno ancora oggi con la stessa fermezza di sempre. Per quanto mi riguarda, le federazioni sportive italiane nel contesto delle arti marziali tradizionali giapponesi sono una farsa colossale. Un circo di palloni gonfiati, incompetenti e buffoni il cui unico interesse è il denaro e il proprio ego.

(Ovviamente, mi riferisco esclusivamente al settore delle arti marziali tradizionali giapponesi legate al periodo feudale, non all’intero panorama delle attività sportive rappresentate dal CONI.) Anche se...

Mi viene in mente la scena ridicola alle Olimpiadi con la codarda Angela Carini. Dimenticatevi le sciocchezze sul genere: un combattente combatte fino alla fine! Uomo o donna, se sali sul ring, combatti! Tutto il resto sono scuse patetiche. Non c’è alcuna scusa sessuale per il suo comportamento. Ho visto donne combattere uomini alla pari, senza piagnucolare. Se hai dignità: vinci o vai KO, ma non scappi! Se hai paura, cambia sport.

Quella situazione è stata una vergogna assoluta, un insulto a migliaia di atleti che sudano, lottano e sognano di rappresentare il proprio Paese alle Olimpiadi. Scartati per fare spazio ad un personaggio mediocre. Ecco un altro esempio di come funzionano le federazioni.

Nelle MMA o nel BKFC, pugni in faccia e nasi rotti sono routine, per uomini e donne. Se combatti, lo accetti. E in questi sport da combattimento non ci sono guantoni imbottiti, e niente caschi protettivi. Guerriere vere come Taylor Starling, Cris Cyborg, Katie Taylor, Amanda Serrano. Loro non si sarebbero mai tirate indietro. Avrebbero combattuto fino all’ultimo secondo, con coraggio e orgoglio.

Sono cresciuto dentro una bolla di altissima qualità. E quando il mio Sensei venne a mancare prematuramente, mi trovai costretto a uscire quella bolla e ad aprirmi a un mondo a me del tutto sconosciuto. Ammetto che ero curioso, mai avevo visto con i miei occhi come funzionasse davvero il mondo delle arti marziali al di fuori del mio addestramento privato con una delle persone più straordinarie e importanti che abbia mai conosciuto. Oltre che curioso, ero entusiasta: volevo scoprire, confrontarmi, interagire con altri praticanti come me. Ma non avevo la minima idea di ciò che mi aspettava. Quello che ho scoperto è stato un sistema corrotto, concepito per divulgare con facilità in modo rapido e mediocre tutto ciò che io avevo imparato con tanta fatica, sacrificio e dedizione. Mi sono ritrovato maestro dopo quindici anni di addestramento, e nonostante tutto per me era troppo presto, non ne avevo il desiderio. Io volevo ancora imparare, non insegnare. Il peso di quella responsabilità era soffocante, e quando ho provato a insegnare, la mancanza di voglia ha reso quell’inizio sterile e privo di qualità. Non mi fidavo di nessuno. Non mi interessava nessuno.
Volevo solo continuare a studiare e praticare col mio Sensei.

Quando ho finalmente deciso di aprire la mia scuola al mondo, mi sono trovato davanti a uno scenario marcio, squallido, insulso.
Un ambiente popolato da associazioni sportive e federazioni gestite da incompetenti buffoni, tutti ossessionati dalla “scena” e dai soldi, pronti a raccogliere iscritti come bestiame. Roba da nausea. Ho adottato così un atteggiamento distaccato, chiudendomi sempre di più sorridendo a denti stretti a qualsiasi faccia mi si presentasse davanti,

Tutte le organizzazioni con cui ho avuto a che fare avevano una cosa in comune: pochezza. Tantissima pochezza. Superficialità. Incompetenza. Erano dominate da fanatici esaltati, più interessati a tesserare gente, e giocare a fare i maestri, costruendo un giro di business disgustoso che a preservare l’essenza reale delle arti marziali. Titoli e certificati distribuiti come coriandoli, senza alcun valore reale. Nel corso della mia vita, ho interagito con un numero spropositato di federazioni e associazioni sportive. Per curiosità, per capire.
E posso dire con assoluta onestà—non per antipatia o rancore, ma per esperienza vissuta—che sono tutte di una mediocrità imbarazzante. Una peggio dell’altra. Non mi hanno lasciato niente. Iscritti a valanghe, discorsi altisonanti, diplomi che piovevano come in una tempesta. Ma la qualità? Zero assoluto.

Ho conosciuto centinaia, forse migliaia di maestri e istruttori nella mia vita. E su una sola mano conto quelli che mi hanno lasciato qualcosa di realmente significativo. Pochissimi hanno dimostrato di meritare di stare in questo settore, di essere chiamati "maestro."

"Sensei" è un titolo che troppi vogliono e pochissimi meritano. C’è una corsa sfrenata a farsi chiamare così, senza comprendere il peso e la responsabilità che porta con sé. Troppi improvvisati, troppi ignoranti assetati di un titolo, troppi buffoni che, dopo pochi anni di corsi a pagamento, si atteggiano a saggi monaci millenari, senza avere la minima idea di cosa stiano facendo.

Un maestro che è stato allievo per poco tempo non è un maestro. È solo un ridicolo buffone.

La mia scuola è una Bujutsu Koryū, e l’unica cosa che mi interessa è che sia riconosciuta in Giappone, la dimora di tutto ciò che rappresento. Che diavolo ne sa l’Italia di cos’è una Koryū? Cos’è il Bujutsu? Cosa sa il CONI del concetto di Bugei, Heihō, Hyōhō? Niente.
Un Paese che non conosce nemmeno la propria di storia, che non ha una vera identità nazionale, dovrebbe forse insegnarmi qualcosa sulla tradizione marziale giapponese? Per favore. Cosa me ne faccio del parere di un branco di babuini intenti a grattarsi le parti basse da un albero di banane?
Essere riconosciuti dal CONI e in Italia vale per me non ha valore. Faccio parte di una trasmissione storica non di una squadra di briscola.
Il CONI è solo un ente sportivo, e il suo unico scopo è trasformare un’antica tradizione in uno sport commerciale, un mero salvadanaio, sfruttando il fascino della trasmissione millenaria per attirare gente e costruire una vetrina agghindata ad arte, così da raccogliere iscritti e riempire le casse. Il tutto per ridurre tale trasmissione marziale millenaria a uno squallido spettacolo da baraccone, governato da invasati e fanatici convinti.

Viviamo in un’epoca in cui si trovano sempre nuovi modi per celebrare la mediocrità, e il risultato è sotto gli occhi di tutti: cinture nere col ciuccio in bocca e maestri ridicoli spacciati per supereroi. Tutti bravi, tutti campioni con i pezzi di carta. Per favore...

Titoli, medaglie, trofei … solo patacche per gonfiare l’ego degli esaltati. L'unversitario vuole solo la laurea. Il Genio vole inventare e creare qualcosa che cambierà il mondo ignorando la carta. Oggi i titoli vengono elargiti a chiunque—basta pagare e partecipare.
La qualità? Irrilevante. Conta solo essere costanti nei versamenti, tutto sotto il gioco della burocrazia, un meccanismo ben oliato per spillare soldi e trasformare il nulla in “grandezza”.

Il valore di un maestro, secondo queste federazioni, non si misura dalla competenza, ma da quanti tesserati porta e quanti soldi fa girare.
E per chi ne fa parte, chi non si piega a questo sistema, non è nessuno e viene perseguitato.
Ho incontrato cinesi e giapponesi nascosti nelle montagne e nelle campagne, senza titoli né riconoscimenti, infinitamente superiori a tutta la massa di tesserati del CONI messa insieme. Ho visto cose che questi damerini imbranati con le cinture colorate non possono nemmeno immaginare.

Così, quando qualcuno mi sbandiera i suoi titoli con aria tronfia, faccio cenno di sì con il capo e sorrido a denti stretti pensando:
“Sì, certo… come no. Ecco il fenomeno.”

Io le persone le valuto sui fatti, non sui pezzi di carta.

Un tempo, trovare un vero maestro era raro. Bisognava viaggiare, cercare, e soprattutto meritarselo. Non bastava pagare, bisognava dimostrare di essere degni. Io sono cresciuto con questo valore, perché l’ho vissuto sulla mia pelle e lo vivo ancora oggi.

Oggi, invece, il titolo di maestro si diffonde peggio della muffa: chiunque è maestro, e chiunque può diventare allievo, basta che paghi.
Ho visto “maestri” spuntare fuori dopo 40 ore di corso a pagamento, roba da ridere a crepapelle come un cavallo.

Peggio ancora, esistono falsi maestri, improvvisati e senza sostanza, che si mascherano da motivational coach—una delle categorie più inutili in assoluto—per mescolare marketing e arti marziali, trasformandole in un losco business. Truffano, spillano soldi a poveri ingenui con teatrali balle, spacciandosi per esperti di una disciplina che non hanno mai veramente studiato e compreso. Una vergogna.

Io, invece, sono cresciuto con valori autentici, rispettando la tradizione e la cultura che rappresento. Non è questione di soldi—i miei corsi costano poco—è questione di rispetto, passione e verità. Non metterò mai nelle mani sbagliate ciò che mi è stato tramandato con sacrificio e dedizione, solo per arricchirmi. I miei allievi non sono numeri, sono la mia famiglia. Il mio Dōjō è la loro casa: niente armadietti, niente diffidenza, perché tutto è già al sicuro. Nessuno sa dove siamo, nessuno può bussare alla nostra porta e disturbarci perchè non mi interessa fare del mio Dōjō un centro sportivo alla portata di tutti. Qui si lavora seriamente, con impegno e devozione. E siccome non siamo centinaia, i miei allievi hanno me, al 100%, sempre a disposizione per la loro crescita. Qui la qualità non è un’opzione, è una certezza.

Nel frattempo, vedo federazioni incoronare come maestri autentica spazzatura umana: dilettanti incapaci, fanatici, pericolosi, e persino fake maestri, tutti convinti di essere esperti solo perché accettati da federazioni pronte ad accettare chi porta loro tesserati.

Viviamo nell’era dell’ego e dell’apparenza. Credete davvero che un Keikogi pieno di toppe come un albero di Natale, infarcito di loghi e sponsor, dia dignità a questa veste? Dove sono finiti i valori e la simbologia per cui è nata questa uniforme?

E le cinture? Già di per sé hanno poca importanza. Io sono stato addestrato con una sola cintura bianca e poi la nera, usata solo per tenere su i pantaloni. In un contesto scolastico posso anche accettarle per indicare un livello, le uso anch’io per necessità lavorative, ma la verità? Non contano nulla. Poi arrivano le cinture arcobaleno, un insulto alla tradizione. E le preferite dai fake, le bicolor rosse e bianche, o nere, con tacche di stoffa o nastro adesivo. Le tacche le hanno nel cervello, perché ormai non si capisce più nulla: colori, bicolori, trovano sempre nuovi modi per allungare il brodo e sentirsi grandi. Mi chiedo come facciano gli asiatici a non tagliarvi la testa, vedendovi usare Buddha come statuina new age da soggiorno. Beh, ve le vendono, quindi un po’ è colpa anche loro.

Gli Esami

Con la scusa di "stare in regola" altrimenti ci possono essere "problemi" il CONI detta le sue regole per far rientrare denaro dai tesserati, vadano a f*, per quanto mi riguarda. Mi sono messo in regola con le linee burocratiche ma a casa mia le regole le faccio io.
Gli esami delle federazioni sono tutti uguali ho avuto modo di vedere. Io non conoscevo come funzionassero gli esami in queste associazioni e federazioni sportive e quando li ho visti sono rimasto di stucco. Avrei potuto ridere vigorosamente, ma invece mi è venuta la nausea. Già solo il fatto di far pagare gli esami per me è una cosa riprovevole e squallida che va a sminuire il lavoro dell'allievo e il suo passaggio di grado. Dovremmo essere noi casomai a premiare il suo ottimo lavoro piuttosto che chiedere a lui denaro, roba da matti che schifezza. E poi che esami sono? Uno show di gruppo fatto in pubblico, pubblico gente, roba da matti, una specie di scadente esibizione fatta pubblicamente, ma che razza di esame sarebbe questo? La prova, i test di pratica e conoscenza teorica, dove stanno?
Ti correggono mentre sbagli, se fai palesemente schifo non importa, hai superato il tempo limite del grado (perchè gli esami si fanno ogni tot di tempo o stagione, ridicolo), e devi passarlo anche se fai schifo, perchè alla federazione servono soldi.

Come funziona un esame al Dōjō Yuki no Senshi;

- C'è un programma da studiare sia in pratica d'esecuzione che in teoria, poiché la Ryūha Yuki no Senshi è codificata in Giapponese su DenshōMakimonoTetsuyousou e Orihon. Dunque bisogna conoscere a memoria i nomi delle tecniche e i principi pronunciandoli bene in giapponese. Bisogna conoscere benissimo anche la filosofia e la storia legata alla disciplina e alla cultura giapponese. E cosa ovvia, eseguire in modo impeccabile la pratica ed applicazione delle tecniche e delle kamae presenti nel proprio programma di grado.
Conoscere ogni aspetto della disciplina a 360° fa di questi allievi futuri grandi maestri.

Non c'è un tempo prestabilito per fare l'esame. Si studia, si pratica e quando ci si sente pronti si chiede a me se è possibile fare l'esame, se io deduco che allievo/a è pronto/a ed è in grado di affrontarlo glie lo faccio fare, altrimenti se credo che ancora non è il caso lo/a rimando a studiare. Per quanto mi riguarda se l'allievo/a non è preparato può marcire in quella cintura e dunque in quel "livello" a vita perchè io no regalo nulla. Con me o sei veramente di quel livello oppure niente da fare non lo vedrai mai il livello successivo.
Io devo fare maestri non un circo di pagliacci che si pavoneggiano come degli emeriti idioti facendo crescere una scuola di teste di c*.

L'esame si svolge con un limite di errori di lingua e di esecuzione, se si supera quel numero limite di errori che concedo durante gli esami boccio tutti senza pietà. Se si supera di poco quel limite di errori, boccio comunque, l'esame si può rifare a breve, altrimenti faccio passare anche parecchi mesi prima di rifarlo. 

Così è, e così sempre sarà. Troppo difficile? Beh è così che si fanno campioni e maestri. Il difficile è serio e quando si fatica per qualcosa nel momento in cui si otterrà ci sarà più gioia e passione, ma specialmente consapevolezza e rispetto per ciò che si arriva ad ottenere con le proprie forze e la propria abilità. Quello che è facile e alla portata di tutti non vale assolutamente niente di niente, e se tu lo vuoi ottenere così, se a te piace vincere così, significa che anche tu non vali assolutamente niente.

Se volete giocare e farvi regalare titoli per illudervi e sentirvi grandi nella vostra nullità, andate altrove dove ogni tot di tempo avete l'esame obbligatorio e anche se fate schifo e vi correggono gli errori durante l'esecuzione dell'esame, lo passerete comunque perchè tanto lo avrete pagato. Così ho visto che funzionano gli esami nelle federazioni sportive.
Io non illudo e non prendo in giro nessuno. Vi do solo il livello che meritate. Il grado non si compra, si merita, al diavolo le regole delle federazioni a casa mia le regole le faccio io per il solo ed esclusivo bene dei miei allievi e del lignaggio che rappresento.

Per questo motivo da me non ci sono ancora cinture nere nonostante insegno dal 2011.
Cintura bianca, diciamo il grado di presentazione dove viene mostrato poco.
Quattro livelli di verde (negli ultimi due per le kunoichi la obi budō diventa rossa per via di una pratica differente da quella maschi, interamente dedicata a loro).
Ed infine i cinque dan, al sesto si diventa Sensei. Attualmente ci sono solo cinture verdi.
Ma i miei senpai con obi verde, di fatto, sono al livello di molti maestri dan e se li mangiano a colazione credetemi.
Già visto e dimostrato più e più volte con i fatti. E questo dice tutto.

La mia è una seria accademia, il mio programma è lungo e complesso, ricco e colmo di nozioni, principi e tecniche da conoscere.
Bisogna saper eseguire tutto alla perfezione altrimenti non si va avanti. E bisogna conoscere tutto, alla perfezione. Si studia, si suda, ci si fa male e si fa sul serio. Da me c'è qualità e non quantità. Non mi interessa la burocrazia, non mi interessa avere migliaia di allievi e regalare titoli a tempo ad honorem o per simpatia solo per avere un monopolio con tanti maestri a mia disposizione per creare un mio impero.
A me interessano solo i fatti e la qualità, con pochi da seguire con attenzione e abnegazione. Fare maestri e guerrieri come si deve, donando loro tutto me stesso e tutto ciò che meritano da me. Niente è dovuto. Niente. Se mi dai impegno e risultati ti do tutto me stesso, se non vedo impegno e risultati, ciao e tanti saluti.

Esami a pagamento ... maledetti. So bene che questi discorsi non faranno piacere alle federazioni di cui faccio parte e al CONI.
Non mi importa assolutamente, sono risoluto nella mia onestà e nei miei principi, sono cresciuto con valori ben più profondi.
E sono sempre pronto a combattere per questi valori se occorre.

Certo non è una condanna generale quella che faccio grazie al cielo, ho conosciuto in Italia chi è cresciuto con i miei stessi valori e principi, ed esistono ancora organizzazioni che portano avanti in maniera tradizionale e corretta quella che è una vera disciplina antica, (anche se come ho già detto prima le persone veramente valide che ho conosciuto in Italia le conto sul palmo di una sola mano), perchè ho capito che se non hanno legami diretti con i giapponesi non valgono niente.

Insegnare in questo paese è un lavoro duro e veramente stressante per me. Perchè per gli italiani è tutto dovuto. I giovani vogliono tutto facile per sentirsi appagati, non comprendono il valore della fatica e del duro lavoro.
Per non parlare delle mille fisime e problemi inutili che li affogano nella depressione e in altre idiozie senza senso.
Danno peso a sciocchezze di una irrilevanza ridicola. Sono già depressi e smidollati in giovane età senza sapere cos'è la vita.
Sono incapaci di sopravvivere da soli senza il latte di mammina. E ancor prima di diventare adulti sono spacciati, ed è davvero disgustoso per me osservare questa generazione di rammolliti che vogliono tutto e subito senza meritare niente di niente. Incapaci di capire che ciò che è alla portata di tutti non ha alcun valore. Io cerco sempre di incidere il valore del coraggio, della forza, del rispetto e della dignità.
Con tantissima fatica, perchè l'uomo medio, rozzo e comune, ama tantissimo il trash, gli invasati e i fenomeni da baraccone.
Quel che di serio e tradizionale dono io con i fatti non è facile da ottenere, non viene rilasciato subito, ci vuole duro lavoro e quindi non piace perchè gli smidollati mollano subito quando una cosa non è alla portata di tutti ed è difficile da ottenere.
Se mi presentassi mascherato da ninja, e facessi il buffone regalando titoli senza far studiare sicuramente piacerei di più per certi maranza.

Le arti marziali sono disciplina, uno stile o scopo di vita. Rappresentano valori, equilibrio, forza spirituale, saggezza, comprensione di noi stessi e una comprensione profonda dell'esistenza stessa. Una strada che porta a capire cos’è davvero in grado di fare il proprio corpo e la propria mente, mettendo continuamente noi stessi nella condizione di imparare e scoprire sempre nuove sensazioni e nuove strade verso il controllo e la comprensione di ciò che abbiamo intorno a noi. Ogni giorno, ed evento bello o brutto della vita, se preso come una lezione, diventerà saggezza acquisita. Si tratta di capire chi siamo davvero e cosa siamo in grado di fare con il nostro meglio.
Questo mi è stato insegnato, e siccome ci tengo così tanto, quando vedo determinati fattori che ridicolizzano ciò che amo e per me è prezioso, mi irrito parecchio. Certo il mio resta comunque un pensiero personale, che esprimo osservando quello che vedo intorno a me, in base a come sono cresciuto io. Voi lettori potete anche non essere d'accordo e mandarmi a quel paese. È pur sempre un vostro diritto.

Sensei Scolaro Giuseppe

ジュセッペ シモネ スコラロ