Bujinkan e Budō Taijutsu

La Bujinkan 武神館 ("casa del guerriero divino" o "dimora del dio della guerra"),
è la federazione mondiale ufficiale del Ninjutsu Budō Taijutsu 武道体術, una tradizione con una conoscenza esperta della scienza strategica militare del periodo feudale giapponese e del corpo umano, condotta da grandi figure stimate in Giappone.
Dal 2015 sono entrato a far parte di questo lignaggio, tramite un responsabile del ninjutsu bujinkan in Sicilia, sulla linea diretta con Kacem Zoughari, Ishizuka Tetsuji 石塚哲二 e Masaaki Hatsumi 初見良昭, ho intrapreso la bellissima esperienza della pratica del Budō Taijutsu.
Tale inserimento fa parte del mio percorso di studio ed approfondimento all'interno di altri autentici lignaggi giapponesi per avere una visione a 360° di quelle che sono le antiche pratiche koryū.

Nella foto il mio maestro Bujinkan e carissimo amico personale Francesco Buffini, a sinistra, titolare di Yari no Hanzo famoso shop online in ambito delle arti marziali, nonché una delle autorità maggiori di Bujinkan Italia, allievo diretto e amico di Kacem Zoughari, figura di grandissima competenza nel campo della storia feudale giapponese e praticante eccezionale che ha vissuto in Giappone crescendo con i fondatori del Bujinkan. Buffini è una persona che stimo e ammiro tantissimo, un grande atleta ma soprattutto un grande maestro, persona dalle capacità straordinarie. A destra invece è presente Pietro La Placa responsabile Bujinkan Sicilia, anche lui persona che ha la mia stima e il mio rispetto, non dimenticherò mai tutto quello che ha fatto per me.

Mi sono unito a Bujinkan su loro richiesta, mi hanno cercato e trovato loro in base all'osservazione della mia disciplina e della mia pratica su internet, incuriositi dal mio lignaggio sconosciuto ma dalle evidenti conoscenze pratiche. I miei movimenti a detta loro sono palesemente veritieri e competenti e hanno suscitato curiosità non sapendo da dove venisse. Dopo essersi accertati che non ho mai avuto un maestro italiano in vita mia, hanno voluto chiedermi dove ho appreso le cose che sono in grado di fare e specialmente come faccevo ad essere a conoscenza degli intimi dettagli presenti all'interno di una koryū. Dopo aver mostrato prove a sostegno della mia causa, Bujinkan, mi ha proposto di entrare a far parte della loro federazione rilasciandomi il titolo di Shidoshi-Ho ad honorem. Ho accettato anche di rappresentare il loro dōjō ma sempre da figura esterna. Da ambasciatore di cultura giapponese in Italia sono più che onorato di raèppresentare lignaggi giapponesi autentici di ogni genere, mantenendo però la mia identità.

PREMESSA CRITICA:

Ora però svoltiamo pagina.  Nonostante la mia ammirazione e rispetto verso bujinkan, per quello che fa, ossia diffondere la cultura shinobi nel mondo, in quanto tradizione giapponese riconosciuta, ho qualcosa di pungente da dire però, una critica costruttiva, perchè la mia onestà e obbiettività vanno sempre oltre i miei sentimenti e le mie simpatie quando c'è qualcosa da dire. So che posso sembrare troppo critico o polemico in queste mie espressioni, ma le cose vanno dette, e non omesse con ipocrisia solo per un mal riposto perbenismo.Premetto, ancora una volta, che si tratta di un pensiero personale, maturato sulla base della mia esperienza e dei miei principi.Pratico le arti ninja e samurai a 360° e, oltre al mio retaggio, sostengo anche altri lignaggi autentici con cui mi alleno in amicizia e rispetto. Proprio per questo, per me essere obiettivo, onesto e razionale conta più che essere di parte o, peggio ancora, ipocrita. Perchè io amo ciò che faccio e lo rispetto in modo importante. Ho sempre parlato per dati di fatto e difeso ciò in cui credo, anche a costo di non risultare simpatico. Per questo ora voglio aprire un dialogo critico, sì, ma concreto e basato su fatti e logica, non sull’antipatia personale. Non è un attacco: è un’opinione basata sul libero pensiero, sia chiaro.

Il Budō ha preso una piega orribile, e mi azzardo a dire che sta rincoglionendo persino i giapponesi stessi. C'è troppa "immaginazione", troppo attaccamento allo schema didattico assecondato dal partner e le cose surreali presenti nel Budō oggi giorno sono arrivate all'apice del ridicolo. L'Aikido secondo me è l'esempio più palese di questo concetto, per me non è un'arte marziale ma un valzer privo di fattibilità in combattimento. Io sono cresciuto nei quartieri malfamati di Catania, ho alle spalle una lunga infanzia triste e difficile, colma di rise, violenze e cattiverie subite e riversate al prossimo. Fratture, contusioni, punti di sutura, le ho collezionate tutte e purtroppo le ho fatte ad altri. Conosco il rumore delle ossa che si rompono, il sangue che sgorga da tagli profondi, so bene cos'è la lotta, al punto che al tempo era diventata talmente normale per me che ho iniziato a cercarla oltre la strada pure su ring e gabbie. Io non ho la faccia di un teppista, ho la faccia da bravo ragazzo e questo mi ha giovato moltissimo durante gli scontri. Per fortuna il mio Sensei con molta pazienza in un reindirizzamento fatto di saggezza e coscienza, man mano che crescevo è riuscito a salvarmi e farmi scoprire una lucida saggezza.
Yuki no Senshi Dōjō per questo motivo abbraccia grazie a me la pratica reale più che teorica dell'arte della guerra, testando la validità della trasmissione confrontandoci con avversari cattivi, abituati al combattimento come chi fa MMA, Muay thai, Boxe e altri sport da combattimento. In questo modo la tradizione non muore, ma evolve, si potenzia e acquisisce qualità. La tradizione è identità, uno stile di vita, trasmetterla e mantenerla è la mia ragione di vita, ma se resta teorica e passivamente stagnante morirà e non avrà più alcun valore.

IL VERO VOLTO DI BUJINKAN

In Bujinkan ho visto maestri davvero straordinari, praticanti validi e competenti veramente eccezionali, sprecati alla mercé di qualcosa di poco efficacie e su parecchi aspetti, davvero surreale.
Eh si, purtroppo un buon 80% delle tecniche che ho visto nel Budō-taijutsu Bujinkan sono assolutamente irrealizzabili in qualsiasi contesto reale, e lo dico apertamente senza problemi perchè io ho sempre combattuto nella mia vita, so cosa si può o non si può fare in uno scontro reale, violento e cattivo, contro qualcuno che non segue nessuna regola e vuole solo ammazzarti.
E ho praticato con loro osservando da vicino certe banali fesserie. Ho provato le loro cose e non sono adatte alla realtà ma solo alla fantasia, ad una pratica sterile e statica da tatami. Tutto ciò di cui ho parlato da pag. 18 a pag. 20 loro lo rappresentano in toto.

Si gioca con la geometria delle armi senza alcun pensiero rivolto alla fattibilità, e così anche con le tecniche a mani nude. Parecchie tecniche del Budō-taijutsu Bujinkan devo purtroppo arrivare definirle ridicole, imbarazzanti, un vero insulto all'intelligenza di chi le osserva, prive di qualsiasi senso logico. Mi chiedo perchè perdere tempo dietro a certe sciocchezze inutili. Indiscutibilmente, Masaaki Hatsumi è una figura carismatica e di spessore, un maestro di arti marziali di fama mondiale, considerato da molti il volto del "Ninjutsu" moderno. Certo, Masaaki Hatsumi non è un fighter, non ci sono prove che raccontano di suoi veri combattimenti, e caro lettore, cara lettrice, penso che ho ripetuto abbastanza cosa penso di chi insegna a combattere e non ha mai combattuto. Tuttavia, la sua notorietà è meritata, grazie al grande impatto che ha avuto nel diffondere questa disciplina nel mondo occidentale.
Non è assolutamente uno sprovveduto, ma una figura di grande valore sia in ambito culturale che marziale. Su questo non ho dubbi. Ma, ciò che ha costruito nel corso della sua carriera non può essere considerato autentico Ninpō, perlomeno non nella sua forma storica. Sicuramente sarà eccellente nel suo campo, ma tutto ciò che ha nel suo bagaglio è una pratica da contatto passivo, niente è mai stato messo alla prova davvero contro fighter cattivi, o in minor misura, semplicemente contro qualcuno che provasse veramente a contrastarlo, e dico veramente, non come quelli che se ne stanno li fermi come fessi a subire ogni cosa che il Sōke gli facesse.

Uno degli aspetti più surreali, e allo stesso tempo più fraintesi, riguarda proprio l’immagine moderna dello shinobi e il modo in cui viene rappresentato nel contesto di certe scuole contemporanee.

La figura dello shinobi affonda le sue radici in epoche antiche, ma emerge in modo concreto durante il Periodo Sengoku, un’era segnata dal caos e dalla guerra costante. Il Giappone di quel tempo non era fatto di “arti marziali” così come vengono intese oggi, quelle buffonate che tutte le scuole "ninja" odierne vi propongono sono solo un insulto storico. Il mondo degli shinobi era dominato dalla guerra feudale, dove il combattimento si basava esclusivamente sull’uso delle armi tipiche di quel tempo, sull’efficacia e sulla sopravvivenza in termini di combattimento sintetico. Gli shinobi non erano esperti di combattimento corpo a corpo perchè hanno vissuto un epoca che non gli ha permesso di svilupparlo. Erano individui legati a contesti rurali, la loro vita si svolgeva ai margini dei domini feudali, e intervenivano solo per necessità concrete come: difendere i propri territori, raccogliere informazioni sul mondo esterno in modo da trovarsi preparati, sfruttare il territorio e l’ambiente a proprio vantaggio per difendersi. Niente buffonate come le ninjatō, non sono mai esistite in quei tempi queste cose.

Gli shinobi erano, lo ripeto, rurali, e utilizzavano solo ciò che avevano a disposizione, strumenti semplici utilizzati come armi, adattati alla realtà in cui vivevano. Contro i samurai dell’epoca, micidiali guerrieri addestrati alla guerra da campo di battaglia, con costante esperienza sul campo, qualsiasi idea di affrontare una katana a mani nude o affidarsi a tecniche “spettacolari” sarebbe stata una stupida follia da parte degli shinobi, lanciarsi con leggerezza contro guerrieri esperti come i bushi era morte certa. Non era questione di stile, ma esclusivamente di vita o di morte. Molte delle pratiche che oggi vengono vendute come “ninjutsu tradizionale” da tutte le scuole "ninja" di questa epoca, non hanno alcun fondamento storico. Sono costruzioni moderne, lontane anni luce dalla realtà cruda e pragmatica del Giappone feudale in cui hanno vissuto gli shinobi. Nel periodo Edo, quando alcuni shinobi entrarono al servizio dello shogunato, cambiarono posizione, ma non divennero certo le spie vestite di nero armate di ninjatō e shuriken che oggi molti immaginano guardando filmetti da bancarella.
Lo shinobi era diventato prima di tutto una risorsa strategica: spionaggio, raccolta di informazioni, sabotaggio, diffusione di notizie false, eliminazioni mirate. Tutto ciò che rientrava in ciò che oggi chiameremmo guerra non convenzionale. Per questo motivo faceva uso delle sue conoscenze chimiche o biologiche armandosi di veleni, esplosivi primitivi, creando incendi dolosi, armi occultabili, strumenti per l’infiltrazione, compatibilmente con le conoscenze dell’epoca.

L’omicidio, quando necessario, doveva essere rapido, silenzioso e definitivo. Non esisteva alcun interesse per lo shinobi nel perdere tempo duellando, specialmente contro avversari abituati a farlo per tutta la vita come i bushi, quindi pericolosissimi.
Ed è importante chiarire un punto spesso ignorato: queste pratiche non erano una prerogativa esclusiva degli shinobi. Anche i samurai utilizzavano tecniche di spionaggio, infiltrazione e assassinio.

La realtà è molto meno teatrale.

Il “ninjutsu” non è mai esistito come scuola autonoma.
Non esiste alcuna disciplina storica chiamata “ninjutsu” insegnata in dōjō o in clan.
Con questo termine si indicano piuttosto un insieme di tecniche di sopravvivenza, infiltrazione, raccolta informazioni e azione indiretta (assassinio o rapimento), tecniche che anche i samurai conoscevano quando le circostanze richiedevano furtività e adattamento. Il “ninja” quindi non è una figura fissa, né un membro di un’organizzazione strutturata: è qualcuno che agisce come tale. Chiunque poteva esserlo. Per questo motivo non “esiste” e allo stesso tempo “esiste”: non è mai esistito ed è sempre esistito.
È una funzione, non un’identità immaginaria. Di conseguenza, quando qualcuno afferma di insegnare il “vero ninjutsu” (come fanno con molta arroganza molti praticanti Bujinkan), una grassa risata di sufficienza è più che legittima. E questo spiega perché l’80% delle loro tecniche è surreale, ridicolo e impossibile da applicare nella realtà.

Le tecniche spettacolari che oggi vengono insegnate da praticanti in keikogi nero non hanno alcun fondamento storico. Sono costruzioni moderne, nate per rendere la disciplina più attraente e alimentare il mito del ninja. Non a caso vengono spesso etichettate come Budō Taijutsu: il termine budō è relativamente recente e più vicino a una concezione moderna, spesso sportiva o filosofica, che non alla realtà operativa delle antiche tradizioni giapponesi. Tutte le scuole “ninja” contemporanee, tutte, nessuna esclusa, non riflettono fedelmente la realtà storica degli shinobi. E questo vale anche per noi. Solo che io ho sempre avuto il coraggio e l'umiltà di ammetterlo. Ogni scuola ninja ha dovuto colmare il vuoto di tecniche corpo a corpo prendendo spunto da qualcosa. Alcuni si sono orientati verso il budō. Noi no. Il nostro percorso oggi è passato attraverso il mondo reale: combattimento di strada e sport da combattimento. Ma ancora prima, dopo il periodo Meiji, la nostra linea ha guardato alla Cina, attingendo al Kung Fu e alla sua avanzata conoscenza del combattimento corpo a corpo. Io però almeno lo ammetto apertamente, non mi atteggio ad autentico ninja storico come tutti questi buffoni con le toppe al petto e le cinture colorate.

La verità è semplice: oggi non esiste nessuna scuola shinobi completamente autentica. Nessuna. Quando si parla di combattimento ninja, tutti i sistemi sono ibridi e moderni. Nessuna scuola "ninja" ha il diritto di dichiararsi autentica, perchè è una cazzata.

Alla luce di tutto questo, risulta difficile prendere sul serio l’enorme quantità di tecniche presenti in questo famigerato Budō-taijutsu, che oggi viene proposto come cuore dell’arte ninja a mani nude.
Restando come sempre per dati di fatto, storicamente quel tipo di pratica semplicemente non appartiene al contesto operativo degli shinobi medievali. Il Giappone inizia a sviluppare e sistematizzare metodi di combattimento a mani nude in forma didattica, strutturata e “da dōjō” solo molto più tardi, soprattutto tra la fine del periodo Edo e l’inizio dell’era Meiji, e poi in modo ancora più marcato all’inizio del Novecento, quando nasce il budō moderno. È in quel periodo che arti come il jūdō, il kendō moderno, e in seguito il karate importato da Okinawa, vengono riorganizzate secondo criteri educativi, ginnici e morali, adattati a una società che non viveva più nella realtà del campo di battaglia. Il combattimento a mani nude diventa così uno strumento di formazione fisica e spirituale, non più una necessità bellica. Quando queste metodologie si svilupparono, le pratiche shinobi erano già scomparse ormai da secoli come sistema operativo reale.

Per questo motivo, associare il Budō-taijutsu alla figura storica dello shinobi è, dal punto di vista storico e funzionale, un’operazione altamente discutibile. Non perché il combattimento a mani nude non esistesse affatto, esisteva, ovviamente, ma perché non era il cuore del mestiere, né la priorità strategica. In un mondo di armi, corazze, imboscate e agguati notturni, il corpo nudo contro un guerriero armato era l’ultima opzione, non la prima. Ed è proprio qui che nasce la frattura tra realtà storica e rappresentazione moderna: si prende un personaggio legato alla guerra segreta medievale e lo si ricostruisce attraverso sistemi di pratica moderni sviluppati in epoche di pace, pensati per l’educazione, per la formazione marziale da Dōjō, per la trasmissione di qualcosa però che non è del tutto autentica. Il risultato è un’arte marziale che parla di ninja, ma che in realtà riflette molto più il Giappone del Novecento che quello delle guerre feudali.

E quando queste pratiche, nate in contesti didattici moderni, vengono poi presentate come metodi storicamente autentici di combattimento feudale corpo a corpo, allora sì che si entra nel territorio della pura fantasia marziale.

Ed è quì, nei fatti che questo aspetto viene a palesarsi benissimo, nelle loro surreali "tecniche di combattimento". Masaaki Hatsumi è anche un businessman e ha dato origine grazie a tutorial venduti in videocassette, a tutorial sulle prime piattaforme social, a seminari in giro per il mondo, ad un movimento mondiale legato alla sua scuola, dando così vita al Mc-Ninjutsu, questo è il suo lascito.
Hatsumi Sensei ha sempre affermato di aver ricevuto gli insegnamenti della tradizione Togakure-Ryū dal suo maestro, Takamatsu Toshitsugu, presentato come legittimo discendente di un'antica linea shinobi. Ma qui iniziano le crepe nella narrazione: numerosi storici e ricercatori, nel corso degli anni, hanno sollevato dubbi sostanziali sulla veridicità di questa discendenza bizzarra. Secondo molti studi, la Bujinkan non rappresenterebbe una scuola shinobi autentica, bensì una reinterpretazione moderna, o per usare un termine meno indulgente, un surrogato, di qualcosa che ha ricevuto chi sa come, senza informazioni chiare, e che quindi è stato interpretato con l'intuito.
In effetti, in Giappone stesso, la Bujinkan non è riconosciuta come una vera tradizione ninja, bensì come un'organizzazione sportiva rappresentativa. Infatti dai giapponesi la loro pratica non è chiamata ninjutsu, ma Budō Taijutsu, una disciplina moderna da tatami.

La verità assoluta è che oggi nessuna scuola shinobi, nessuna, è veramente autentica, o almeno ne rimane ben poco. Quando si tratta di tecniche di combattimento invece, siamo tutti ibridi, alcuni più di altri. Ma, tutti ibridi. E questo vale anche per noi. Il mio approccio alle tecniche shinobi è necessariamente ibrido, frutto di diverse integrazioni e adattamenti dovuti a lacune storiche e pratiche impossibili da colmare. Ogni tradizione shinobi ha dovuto adattarsi ai tempi moderni. Alcune scuole si sono rivolte al Budo; noi no.

La nostra strada è stata diversa: dopo il periodo Meiji, la nostra tradizione si era rivolta al Kung Fu, attingendo alla conoscenza superiore delle arti marziali cinesi nel combattimento corpo a corpo. Per poi passare oggi all'aggiunta dei miei sistemi acquisiti dalle mie esperienze dirette nei combattimenti di strada e con sport da combattimento, da quando ancora non esistevano neanche gli smartphone. Almeno io però lo ammetto. Io stesso ho sempre ammesso che l’onestà intellettuale è fondamentale, soprattutto quando si parla di tradizione: speculare sul fascino cinematografico di una figura mitizzata non è studio, è commercio. Invece quando parli con loro sono molto arroganti e prepotenti nell'infilarti le loro ragioni. Come per Hatsumi Sensei non ci sono maestri Bujinkan con esperienze di combattimenti in gabbia o su ring nei suoi ranghi. Come i ballerini di Aikido, si sono sempre limitati a farsi grandi sul tatami, e i video sui social, con chi li asseconda subendo passivamente tecniche parecchio discutibili. Un punto cruciale è che Hatsumi Sensei non ha mai fornito documentazione ufficiale che provi con certezza la legittimità del lignaggio che dichiara di rappresentare.
Questa ambiguità può essere letta in due modi. Da un lato, potrebbe trattarsi di semplice riservatezza: non tutti sentono il bisogno di giustificarsi con il pubblico o di rivelare segreti custoditi gelosamente (come noi ad esempio, nonostante è stato fatto, non abbiamo mai avuto piacere nel farlo).
Dall’altro, potrebbe essere indice del fatto che quelle prove, semplicemente, non esistono.
La risposta però è facile da trovare, si trova sempre nei fatti. Fatti che quì trovano una pratica bizzarra.

Non dico che Hatsumi Sensei sia scarso, ma palesemente la qualità che lui e gli anziani del suo gruppo erano in grado di raggiungere negli anni d'oro (probabilmente), era legata ad un contesto tecnico/sportivo, e comunque si è persa in modo drastico. Il motivo è che ad un certo punto la diffusione di un affascinante lignaggio è diventata una questione di affari ...

Negli anni '70 Masaaki Hatsumi fondò la Bujinkan, oggi il famoso Mc Ninjutsu che tutti conoscete. Questo appellativo meritatissimo è causato dalla lontananza dalla qualità e dai principi shinobi di segretezza che ovviamente non riguardano Bujinkan che ha venduto i suoi segreti a chiunque e ha fatto di un arte mistica e segreta uno show e un business. Quando si fa la fotocopia dell'originale è ancora abbastanza chiaro, ma la fotocopia della fotocopia ecc ecc diventa sempre più sbiadita. Solo chi si avvicina quotidianamente all’origine può definirsi autentico. Ma in questo caso non è così, perché quando ci sono centinaia di migliaia di dōjō in tutto il mondo non tutti riescono a restare vicini all'origine e il sōke e i suoi secondi, non riescono a prestare attenzione agli errori di tutti i maestri del loro lignaggio che sono sbucati fuori velocemente nel tempo. Causa, troppa facilità per passare gli esami perchè non è una questione di qualità ma di business e monopolio. Di conseguenza nel tempo, ognuno interpreta la disciplina a modo suo deformandone l'origine.

Gioca un ruolo essenziale nella scarsità e fattibilità del Budō-taijutsu Bujinkan il senso unico dell'addestramento mirato alla simulazione con compagni passivi privi di reazione che assecondano ogni tecnica. Il mio maestro Masaaki Hatsumi mi ha insegnato questo, quello, bla, bla bla ...

I membri Bujinkan vanno in Giappone raramente, chi una volta l'anno, chi due o tre volte l'anno, altri molto meno spesso, e si ritrovano a partecipare a seminari affollati dove a stento ci si può muovere e nei quali non sono ben considerati a causa dell'affollamento. Rendiamoci conto che esistono "maestri" il quale percorso istruttivo è basato su seminari e incontri annuali. Questa non è qualità, per niente. Io sono cresciuto vivendo il mio Sensei. Ma! Per fare affari è necessario che abbiano il pezzo di carta in mano, il titolo con la cintura nera, e la foto con Masaaki Hatsumi che fa da bonus credibilità, così sono tutti maestri qualificati anche se in realtà sono totalmente incompetenti e meri incapaci. Se un maestro va anche una volta al mese da Masaaki Hatsumi, in un anno lo ha visto 12 volte. I miei allievi mi vedono di più in una settimana. Dov'è la qualità?

Ma la "mascotte" Masaaki Hatsumi, fa comunque il suo lavoro di marketing, e funziona!
Anche se i praticanti fanno davvero schifo, basta avere una foto con la mascotte per essere definiti seri, autentici e bravissimi.

Io vedo oscenità su internet e agli incontri Bujinkan compiute da chi è titolato come grande Sensei, da far venire da piangere o da ridere. Bujinkan, essendo una scuola da tatami, segue unicamente una linea specifica per intraprendere l'arte del combattimento a mani nude e armati, ed è quella che parte dalla Kamae Ichimonji 一文字 の 構え. Posizione giapponese che anche i samurai assumevano per combattere o difendersi contro armi lunghe dando un profilo all'avversario restringendo gli obbiettivi da colpire.
Kamae molto antica e autentica, utilissima e ben presente anche nel nostro stile.

"Una sola forma, un solo lignaggio", è il motto della Bujinkan.

Ridicolo, in quanto limitato su molti aspetti della lotta urbana o di qualsiasi natura che non fa parte della loro bolla. In primo luogo, dove lo trovi un avversario in ichimonji contro di te, torniamo sempre al famoso 0,001% ...
Secondo; è una dinamica talmente fatta su misura per la propria stessa disciplina, che oltre ad essere considerevolmente limitativo, ovviamente contro altri stili crolla totalmente. Chi sa combattere davvero è cosciente del fatto che la distanza, permette all'avversario di sfruttare lo spazio per entrare con maggiore energia nel suo attacco. Quindi si potrebbe benissimo definire un suicidio. Per non parlare degli attacchi che mettono in atto, in quale realtà avrebbero successo, ma questo dovrò spiegarlo in un video le parole fanno poco in questo caso.

Nonostante io abbia praticato anche con Bujinkan per mia cultura generale, e riconosca l'autenticità della kamae ichimonji (ben presente anche nella mia ryū in moltissimi aspetti della pratica come ho già detto), non sono mai stato d'accordo con questo loro motto, poiché non sono mai andato d'accordo con l'estremismo e non vivo di assoluti.
La guerra è imprevedibile, disordinata, spietata. Chi ha combattuto realmente, sa che nello scontro gli assoluti schematici non esistono.

Ho smentito durante la mia pratica, più e più volte, l'imbattibilità della kamae Ichimonji, e altre tantissime tecniche del Budō-taijutsu. Noi praticando multiforme usando concetti cinesi, utilizzando gli elementi e gli animali come riferimento, riusciamo a mutare e ad adattarci rapidamente a qualsiasi contesto ed avversario, dall'essere ben saldi e forti come il metallo, fino a svuotarci come fossimo fatti di aria. E ovviamente, la componente aggiuntiva dei sistemi di combattimento che ho acquisito nelle mie esperienze di combattimento, hanno dato un altro buon contributo alla scuola Yuki no Senshi.
I praticanti Bujinkan con cui mi sono confrontato, per resistere contro il mio stile si sono ritrovati ad improvvisare ed usare di tutto tranne che le loro tecniche, il che significa che queste loro tecniche, che tanto hanno divinizzato da decenni, non sono poi così efficaci contro un avversario che non segue i loro schemi. Masaaki Hatsumi sarà anche un grande, ma non tutto quello che sputa è oro, basta essere ciechi solo perchè è famoso e perchè ha una fama.

Fama tra l'altro ottenuta non per i suoi combattimenti, perchè non ha mai combattuto veramente, ma solo per la sua diffusione di cultura giapponese e per i suoi video dove scunocchia persone che stanno li passivamente senza reagire alle sue mosse.

Una cosa in particolare che non ho mai apprezzato dalla Bujinkan è il loro monopolizzare "il ninjutsu", in maniera arrogante, razzista e o addirittura offensivo verso i praticanti di altri lignaggi shinobi. Sono parecchio fanatici e ossessionati dal mito di Masaaki Hatsumi.

Oggi, molte pagine internet come Mcdojolife e i mitici Mark "Mugen" Striegl e Troy Anthony Legaspi hanno realizzato parecchi video "bullshido" con protagonisti anche grossi praticanti Bujinkan. Onestamente ci ho goduto parecchio su questo, perchè dopo decenni di arroganza e monopolio insultando chiunque non fosse della loro organizzazione, ci sta che la loro cresta sia stata staccata con un po' di genuina realtà. E anche io ho iniziato a realizzare video del genere, perchè sono stufo di lodare la mediocrità solo perchè ha un nome famoso. Posso permettermi di farlo, perchè sono preparato da anni e perfettamente in grado di combattere ed accettare ogni sfida che valga la pena affrontare se qualcuno si offende e mi viene a cercare per farsi menare.

Concludiamo parlando adesso di Kenjutsu Bujinkan:

Il Kenjutsu ninja non esiste. L’inesistenza storica di un kenjutsu shinobi è risaputa.
Nel trattare l’arte della spada in ambito ninja è necessario compiere una distinzione netta tra ciò che è storicamente documentabile e ciò che appartiene a una costruzione moderna.
Alla luce delle fonti storiche disponibili, non esiste alcuna evidenza dell’esistenza di un kenjutsu shinobi inteso come disciplina autonoma, codificata e trasmessa secondo i canoni delle ryūha guerriere.

I principali testi legati allo shinobi, da quelli segreti a quelli comuni come; Bansenshukai, Shōninki e Ninpiden, non accennano a nessun kata di spada, né sistemi tecnici comparabili al kenjutsu samurai.
La spada nei testi storici compare nelle mani degli shinobi soltanto come arma accessoria di fortuna, citata in modo marginale e priva di una trattazione tecnica codificata o di una trattazione tecnica sistematica. Questa assenza non deve essere interpretata come una lacuna, bensì come un elemento coerente con la natura stessa dello shinobi.

A differenza del bushi, per il quale il kenjutsu rappresenta una disciplina centrale legata al duello, al campo di battaglia e all’etica dell’onore marziale, lo shinobi operava secondo logiche radicalmente differenti. Il combattimento diretto con la spada rappresentava per lui una condizione estrema, non un terreno familiare, ma da evitare quanto più possibile.
In tale contesto, la spada non è mai stata concepita dallo shinobi come dō, “via”, ma come risorsa ultima, da impiegare solo quando ogni altra opzione è venuta meno. I densho shinobi insistono infatti su concetti quali adattabilità, inganno, tempismo e discrezione, relegando l’uso delle armi convenzionali a un piano subordinato. Non vi è spazio per la ritualizzazione del gesto, né per l’elaborazione estetica della tecnica.

Una delle peculiarità della Bujinkan, nella sua pratica a dir poco assurda dell’arte della spada, è l’uso eccessivo di tecniche di, assicurati di essere seduto mentre leggi, disarmo della katana a mani nude. Sì, hai capito bene, caro lettore e cara lettrice: c’è davvero chi è convinto che uno spadaccino addestrato all’uso della katana, quindi un combattente del calibro di un samurai, possa essere disarmato semplicemente andandogli contro a mani nude, addirittura riuscendo ad applicare delle complesse leve “magiche”, come se l’altro dovesse restare lì a guardare senza reagire come uno spaventapasseri.
Del resto loro sono abituati ad avere solo spaventapasseri effettivamente come Uke.
È qui che ho chiuso definitivamente il discorso. Perché non c’è niente di più ridicolo, surreale e, mi permetto di dirlo, anche offensivo a livello intellettuale, di qualcuno che crede davvero di poter disarmare uno spadaccino addestrato con le sole mani. Sfido chiunque a provarci con me, o con chiunque abbia un serio addestramento nel combattimento. Voglio proprio vedere se io con la katana in mano, carico di cattiveria ed energia per tagliare o infilzare riesco ad essere disarmato con quelle pagliacciate che ho visto. Voglio proprio vedere lo stolto che tenta di togliermi la spada dalle mani usando quella robaccia inutile, in quanti decimi di secondo viene fatto a pezzi da me che appena vibra l'aria mi lancio con violenza definitiva come un proiettile contro di lui a spada tratta.
Dai, siamo seri: questa non è arte marziale, è un ridicolo teatro dell’assurdo.

In buona sostanza, le pratiche di spada oggi associate al "ninjutsu", in particolare all’interno di organizzazioni contemporanee come Bujinkan ad esempio, devono pertanto essere comprese come interpretazioni moderne. E purtroppo, per moltissimi aspetti, pure scadenti. Perchè senza combattere veramente, restano sempre teoria e immaginazione costruita su un intuito vuoto.
Esse non rappresentano la trasmissione diretta di un’arte storica dello shinobi, bensì una sintesi didattica che attinge e prende ispirazione, a scuole di origine samurai, a principi marziali generici e a un immaginario fortemente influenzato dalla cultura popolare del XX secolo.
La ridicola e palese “surrealità” di alcune performance, nasce proprio da questo vuoto documentale: laddove la storia tace, la modernità struttura un sistema che tende alla spettacolarizzazione fine a se stessa.

Attribuire allo shinobi un’arte della spada paragonabile al kenjutsu classico significa proiettare sul passato un bisogno contemporaneo di forma e riconoscibilità.

La Bujinkan ha avuto la vetrina più grande perchè se l'è giocata bene e prima di tutti, grazie a tutti i suoi anni di estrema pubblicità, manifestazioni, seminari, articoli, video e addirittura tutorial su internet (alla faccia della segretezza dei ninja), sono diventati l'organizzazione "ninja" più famosa al mondo. Per quanto possa essere stato fatto con buone intenzioni, questo comportamento ha purtroppo generato solo la creazione dell'attuale Mc Ninjutsu marchiato Bujinkan.

Attualmente nell'era moderna e mediatica dove internet paga e ci si deve adattare giustamente per farsi conoscere un po', gli altri lignaggi rimasti nascosti negli ultimi venti anni, sono sbucati fuori dicendo «basta, ci siamo anche noi e siamo autentici». Presenti sempre con dignità, e così Bujinkan ha perso un po' di spettatori e fan.

Ora, non sono Il dottor Jekyll e Mr. Hyde, che prima mette le fiamme e poi gli allori.

Semplicemente dico questo perché se mai avrete a che fare con loro, vedrete tutte le bizzarrie che vi ho descritto, ritrovandovi inevitabilmente ad affrontare i pensieri e dilemmi che ho espresso, e se lo dico con questa certezza è solo perchè ci sono stato dentro e lo so. Ma non tutto ciò che fanno è spazzatura, se cercate gli anziani e quelli vicino agli anziani fondatori troverete cose interessanti e valide da praticare, nonostante "non autentiche", poi starà a voi decidere se vi stanno bene o no.

Vi è una piccolissima, molto piccola, cerchia "interna", in cui si pratica "un po' più seriamente" questo lignaggio "ninja", e poi una più vasta, molto, ma molto vasta, facciata "commerciale", dove si conducono in modo grossolano e fanatico le basi del retaggio, rappresentate da maestri inferiori che fanno solo buffonate. Strano lo so, ma è così o almeno ve lo posso assicurare perchè ad esempio parlando personalmente, Kacem Zoughari e Francesco Buffini, mio carissimo amico, una persona di grandissima competenza che stimo do cuore, sono riusciti a dimostrarmi con la loro fantastica capacità che quello che ho appena espresso di negativo non critica i praticanti di bujinkan, ma la bujinkan stessa. Al di là, e nonostante, io abbia espresso alcune critiche costruttive, in questa organizzazione ci sono praticanti con un grande potenziale, e grande talento, amici che avranno sempre il mio rispetto, il mio sostegno e la mia ammirazione, nonostante appartengano a qualcosa che per me resta ambiguo e che si rifiuta di ammettere di non essere autentico, con fanatismo, arroganza e presunzione. 

Biografia e Storia rilasciata dal Bujinkan

Oggi, Masaaki Hatsumi 初見良昭, 34° Gran Maestro della tradizione Togakure-ryū Ninpō Taijutsu 戸隠流忍法体術, nato il 2 dicembre del 1931, nella prefettura di Chiba, in Giappone, ha ben 90 anni e veglia ancora sull'Honbu Dōjō di Noda 野田市.
La Bujinkan racchiude l'essenza degli insegnamenti di nove scuole Ninja e Samurai, pratica attualmente conosciuta con il nome di Budō Taijutsu. Tra le tradizioni marziali insegnate nella Bujinkan, ve ne sono ben tre tramandate direttamente dagli Shinobi, tra cui la famosa Togakure Ryū 戸隠流, la Gyokko Ryū 玉虎流, e la Kotō-ryū 虎倒流骨法術, che venivano studiate e praticate dai Ninja della regione di Iga. Una caratteristica particolare di questa scuola giapponese, è di avere migliaia di seguaci occidentali, e dōjō sparsi in quasi tutto il mondo, mentre ci sono pochissimi praticanti giapponesi e i dōjō in Giappone si contano in una sola mano, facendo avanzare persino un po' di dita. Masaaki Hatsumi è considerato dal governo giapponese “Tesoro Nazionale Vivente“poiché ha portato a grandissima parte dell'occidente la conoscenza di questa particolare parte della cultura giapponese.
Si è laureato all’Università; di Meiji (Tokyo 東京) in medicina, dove ha approfondito anche lo studio del teatro tradizionale, delle arti, della pittura e della cultura giapponese. Dopo essersi laureato, approfondì gli studi di medicina orientale e chiropratica, dirigendo più tardi la propria clinica sempre a Noda.

Iniziò a studiare le arti marziali all’età di sette anni e raggiunse in breve il grado d’istruttore di Jūdō 柔道, Kendō 剣道, Karate 空手 e Aikidō 合氣道. Durante gli studi alla scuola superiore praticò ginnastica, pugilato, calcio e danza, che lo agevolarono nello studio delle arti marziali. Nel dopoguerra fu invitato a insegnare Jūdō in una base militare americana dove si accorse che la prestanza fisica dei suoi avversari americani a volte poteva prevalere sulla tecnica da lui appresa nei numerosi anni di allenamento. Fu allora che Hatsumi cominciò a chiedersi se le arti marziali fossero costituite solo da resistenza ed abilità fisica, e se la tecnica potesse sconfiggere la prestanza fisica dei suoi avversari. In questo periodo studiò con Yashiro Sensei, della scuola Shinden-ryū Jūjutsu, con il quale approfondì vari stili.
Si rivolse allora al maestro Ueno Takashi, con il quale approfondì la conoscenza delle scuole Shindō Tenshin-ryū, e Asayama Ichiden-ryū, imparando in pochi anni di allenamento tutto ciò che si poteva sul Kobudō 古武道, e le 18 categorie del Kobujutsu finendo per ereditare il titolo di Sōke di queste scuole.


Fu attraverso il Maestro Takamatsu Toshitsugu 高松寿嗣, che Hatsumi imparò l’arte del Taijutsu, un metodo di combattimento basato sul movimento naturale del corpo. Oggi il Sōke Hatsumi è il Leader della Bujinkan, insegna al Nippon Budōkan 日本武道館 di Tokio ed al Hombu Dōjō di Noda-shi, dove gli allievi da tutto il mondo si recano per praticare quest’arte così completa. Secondo Hatsumi questa disciplina è ricca di temi essenziali per il raggiungimento di un alto livello di difesa personale, di equilibrio e di rispetto dei valori umani, che ci permette di entrare in armonia con gli altri e con la natura che ci circonda. Questi insegnamenti rappresentano un cammino che tutti possono percorrere, senza distinzione di alcun genere, poiché è la stessa Arte ad adattarsi all’individuo, e non l’individuo a doversi adattare ad essa. La grandissima esperienza che il Sōke Hatsumi ha accumulato nei suoi lunghi anni di vita, lo porta ad essere giudicato come uno degli ultimi veri maestri di Ninjutsu dei nostri tempi.


 


Scolaro Giuseppe Simone

ジュセッペ シモネ スコラロ