I Fake Ninja - Storia e Realtà

"Un vero Maestro si riconosce dal cammino che ha percorso. È stato allievo per molti anni, e nel cuore lo è ancora: umile, curioso, sempre pronto ad apprendere. Studia con altre realtà ed è riconosciuto dal paese e dai rappresentanti della disciplina che rappresenta. Chi invece sbuca fuori dal nulla come "Sensei" senza avere mai seguito una via seriamente come allievo, o se lo è stato, è successo per poco tempo, perchè spinto dall’ego ha voluto ergersi subito ad insegnante, non è un Maestro. Non è nemmeno un praticante improvvisato. È solo una caricatura inferiore: un buffone nato dal nulla, senza radici né onore.
La Via non si improvvisa. Si vive. La persona a cui vi affidate dice di essere il maestro di una disciplina tradizionale?
Cercate da dove è uscito e quanta esperienza ha come allievo del percorso che dice di conoscere, e vi renderete conto di quanto vale e se è vero quello che dice." S.G.S

La figura del ninja è stata violentata dall’ignoranza di molti fanatici del mito dei “guerrieri ombra”.
Trattandosi di una figura sospesa tra realtà e leggenda, questa ambiguità ha alimentato fanatismi e sfruttamenti, motivati da due cose: ego e denaro. E poiché l’ignoranza occidentale sulla figura degli shinobi è ampiamente diffusa, costruirsi un falso legame con quel mondo è diventato fin troppo facile. Così, i fake ninja proliferano come muffa, funghi velenosi, che trasformano un retaggio culturale profondo in un circo, un business basato esclusivamente sull’inganno.

Questi sedicenti “maestri ninja” ovviamente non hanno alcun legame reale con la storia o la pratica degli shinobi.
Si improvvisano esperti attingendo da film, romanzi e video scopiazzati da internet. Il risultato? Una pratica grottesca e priva di senso. Trascinano gli sfortunati allievi che finiscono nelle loro mani in una parodia ridicola: movimenti senza logica, armi sbagliate, insegnamenti del tutto fuori contesto reale. Scuole inesistenti, radicate nel nulla diffondono così informazioni sbagliate e insultano qualcosa di antico e storicamente prezioso.

Questi "maestri ninja" quando cercano di affrontare gli aspetti tecnici e storici, è un disastro totale.
Non avendo basi autentiche, copiano tecniche da altri lignaggi che non gli appartengono, senza comprenderne struttura, significato o applicazione, perchè manca il percorso da allievo, manca la pratica, manca la trasmissione, manca l’esperienza reale sotto veri maestri.
Per chi ha una formazione autentica, la loro incompetenza è palese fin dal primo sguardo.

In sintesi, l’unica parola che li definisce è: trash. Nessuna formazione. Nessuna autenticità. Nessun valore. Solo una caricatura vuota di ciò che non hanno mai vissuto né capito.


Argomento pungente, che fastidio per me parlarne, ma sicuramente doveroso al fine di comunicare l'esistenza di cose malsane ed immorali. Nella mia carriera ho scoperto che esistono molti maestri di qualità inferiore, ma la cosa peggiore che ho scoperto è l'esistenza addirittura, di "maestri non maestri".
E in Italia purtroppo i fake maestri sono davvero tanti. Parlando della Sicilia, beh è incredibile, ho a che fare con parecchi pagliacci intorno a me. È incredibile il luogo in cui vivo, dove l'ignoranza divampa al punto che si può raccogliere con le ruspe, e dove gentucola da due soldi, con quattro boiate riesce fare delle capre un suo gregge. Io non tollero i fake e quindi voglio informare che ci sono organizzazioni fake ninja a Catania delle quali non farò il nome perchè la guerra con la spazzatura non mi riguarda. Mai stati in Giappone, e mai si sono allenati con giapponesi inerenti alle loro "discipline". Sono stati allievi per pochissimo tempo (e questo già dice tutto, potrei anche chiudere quì), provando qualche esperienza a casaccio senza mai completare un percorso, avendo una furiosa smania di insegnare, di farsi chiamare "maestro" e alimentare il proprio ego spacciando qualcosa per fare business. E ad un certo punto infatti, invasati fanatici come questi buffoni, grazie alla fame delle associazioni sportive, che pagando e consegnando loro tesserati, ti regalano qualsiasi tipo di certificato che ti proclami "maestro", si sono inventati la propria disciplina, e la propria organizzazione, dichiarandosi fondatori di una scuola mistica ninja o di altro contesto. Quel che dirò è tutto vero, per rendersene conto basta cercarli e o frequentarli, (utilizzando il cervello), e guardare il loro percorso storico parecchio ambiguo, povero, e privo di contestualità testata. Per non parlare poi dei loro imbarazzanti metodi di insegnamento strampalati ed incoerenti, e la loro immagine ridicola, anche questo da abbastanza ragione a queste righe.
Questi elementi, parlando ovviamente solo per luoghi comuni, mischiano roba giustificando la loro ignoranza in materia, chiamandolo sistema misto o robaccia simile. Sono palesemente praticanti amatoriali. Nascono direttamente come “maestri” autoproclamati, che sapendosi muovere bene in ambito burocratico si sono fatti riconoscere ufficialmente da enti sportive locali che pur di ottenere tesserati e denaro, che gli showmen sono bravi a raccogliere, proclamano ogni genere di spazzatura umana; maestro o istruttore, rendendolo un mentore ufficiale nei loro ranghi.

Fuori, dove hanno origine queste discipline, i pezzi grossi o i rappresentanti ufficiali, ovviamente non hanno idea di chi sono questi pagliacci, perchè non sono nessuno fuori dal loro piccolo ghetto di fanatici invasati, non hanno la minima idea di come funziona il mondo che emulano così male.

Non farò nomi, non per rispetto ma perchè non voglio entrare in discussioni con personaggi che posso demolire tranquillamente, ma con i quali non voglio avere a che fare, perchè non ne vale la pena, visto la nullità che rappresentano, per me non sono una minaccia, sono neanche concorrenza, e avendo la responsabilità di allievi cari da difendere e a cui dare l'esempio, niente sfide da film e niente provocazioni personali, ci sarà solo informazione per senso civico. Probabilmente ciò che dirò potrebbe essere frainteso come un attacco diretto e personale verso determinate persone che si sentiranno chiamate in causa. Sbagliato ovviamente. Come ho detto poco fa, io non ho tempo da perdere a fare la guerra a ciò che per me è niente e nulla. Chi ha il carbone bagnato, dunque, farebbe bene a non irritarsi e sarebbe saggio farsi passare il prurito, piuttosto li invito a soffermarsi a riflettere su ciò che stanno combinando a se stessi e agli altri. Io qui condanno solo per senso morale, qualcosa che per me è sbagliato nei confronti di chi sacrifica tempo, denaro e fatica viaggiando, studiando e lavorando duramente. Quello che farò in questo paragrafo è solo informare e chiarire dei punti storici, chiamando dunque “fake”, in modo generico, chi si associa a determinati lignaggi ufficialmente inesistenti perché scomparsi senza eredità trasmessa. Scriverò sulla base, di ciò che ho studiato, traduzioni e interviste rilasciate da storici, e da quello che mi è stato raccontato da storici e maestri giapponesi di spessore.

Questi buffoni basano le loro “conoscenze”, (e ci vuole umorismo a chiamarle tali perché se li osservate bene sono davvero imbarazzanti), sui libri di testo comune, su film, su luoghi comuni, e cose alla rinfusa prese su internet o generate da loro in base alle povere esperienze locali che hanno vissuto per breve tempo, praticando attività come krav maga, ju justu, karate, kung fu e altre attività sportive di questo genere. Ovviamente percorsi mai finiti, ma solo esperienze rubate per breve tempo.
La smania di diventare maestri non gli permette di essere allievi per troppo tempo.

Se non studi un’arte giapponese con i giapponesi o con chi studia con i giapponesi, non hai assolutamente niente da insegnare di giapponese, non vali niente. Sei zero assoluto. E non hai il diritto di farti chiamare Sensei. E questo vale per qualsiasi disciplina legata ad altre culture.

Vorrei sia chiaro che ciò di cui parlerò sono cose che i giapponesi esperti mi hanno raccontato, e ciò che ho studiato durante le mie ricerche storiche.

Dopo la fine dell’era ninja, nei territori di Iga e Kōga, per mano del famoso Daimyō Oda Nobunaga, tra i dispersi, molti di quelli chiamati “shinobi” diedero al brigantaggio e al crimine, vagabondando per il Giappone, fino ad essere acciuffati e giustiziati dalla legge. Altri servirono grandi famiglie di Daimyō, e altri ancora (pochissimi), sopravvissero in silenzio nel tempo, svanendo nel nulla e nella storia. Questi tre personaggi menzionati, facendo parte di queste categorie, sono perfetti per inventarsi un retaggio mistico trasmesso nel tempo fino ai giorni nostri. Ma giunto ad oggi come esattamente?

Chi conosce la storia, la vera storia, sa che questi personaggi non lasciarono alcun retaggio ed eredità a figli o adepti e che le loro Ryū sono ufficialmente estinte per sempre. Ciò che ne è rimasto sono solo rimasugli di storielle tratte da manoscritti di natura romanzata che in Giappone vengono utilizzate da performer “ninja” per allietare i turisti e gli appassionati di questa figura, raccontandone la loro conoscenza sul campo. Gli studiosi giapponesi che si occupano di storia militare del periodo Sengoku e delle tradizioni shinobi non riconoscono queste linee come storicamente fondate.

È importante chiarire un punto però: in Giappone non esiste un ente governativo che “certifichi” ufficialmente le scuole di ninjutsu. Tuttavia, nel mondo della ricerca storica e delle koryū bujutsu, la validità e veridicità di una tradizione si fonda su elementi precisi: documentazione coerente, continuità verificabile, riconoscimento da parte di altri lignaggi storici. Nel caso in esame, tali elementi non risultano presenti in modo dimostrabile. La distinzione, per me, è semplice e non negoziabile: una tradizione o è documentata, o è narrativa. Se manca la prova, manca la legittimità storica. Ed è su questo criterio, non su simpatie o antipatie personali, che baso la mia valutazione.

Parliamo anche di un argomento esilarante, la cintura Bianco/Rossa.
La cintura colorata ha già di per sé poca importanza, va bene in un contesto di schema scolastico e si può anche accettare l’idea di utilizzarla per tenere a mente il livello raggiunto, ma onestamente io non la trovo poi così importante. Nella mia scuola le ho inserite per il motivo appena che ho spiegato nelle pagine precedenti, ma solo quattro colori. Nel budō la questione è imbarazzante, non si capisce più nulla, colori, bicolori, non sanno più cosa inventare per allungare il brodo e tenersi stretti i tesserati il più a lungo possibile. E poi ci sono le cinture rosse con le intacche senza senso, usatissime dai fake che si autoproclamano santoni. Pure ridicole oscenità.

Parlando di questa cintura, si vede spesso tra i fanatici, e i fake ne vanno ghiotti perchè è una cintura clamorosa nel mondo del budō, e tra i ciarlatani c'è abbondanza di cinture rosso-bianche e "sōke", parole e simboli svenduti nel ridicolo. Ma la cosa che fa davvero ridere, e che rende i fake esaltati che la indossan ancor più ridicoli ed imbarazzanti, è che questa cintura non ha niente a che fare con il "ninjutsu" e i Giapponesi a prescindere non la concedono per niente con facilità e specialmente nell'immediato. E questi buffoni intanto, compaiono così dal nulla con queste cinture addosso.

Nel Judō e nel Karate (dove viene ufficialmente utilizzata) la Bianco-Rossa, è riservata ai gradi più alti, dal 6° all’8° Dan.
I suoi colori non sono casuali. Bianco e rosso richiamano radici profonde della storia giapponese, antichi simboli d'identità, equilibrio e conflitto, che ritornano anche nella bandiera nazionale. Fu Jigoro Kano, intorno agli anni Trenta, a introdurla nel Judō, riconoscendo la necessità di distinguere non solo l’abilità tecnica, ma la maturità dell’uomo. La Bianco-Rossa non celebra l’ego del Maestro. Al contrario, racchiude l’esperienza nel segno dell’umiltà: il bianco del principiante che ritorna, attraversato dal rosso della fatica, del sacrificio e della passione vissuta. È una cintura che parla di perseveranza. Come la carpa kōhaku, simbolo di forza silenziosa, che risale la corrente senza clamore. Nella leggenda della Porta del Drago, solo chi non si arrende trasforma la propria natura. Così il vero Maestro non accumula gradi: trasfigura il dolore in comprensione, il fuoco in chiarezza, la tecnica in spirito. La Bianco-Rossa non indica quanto si è arrivati lontano, ma quanto si è diventati profondi. E ovviamente, tra i palloni gonfiati e i fake, questa cintura fa gola, e così, la comprano e si fanno grandi agli occhi di chi non ne capisce niente, o di chi ama esaltare il nulla.

Seiko Fujita


Seiko Fujita nacque a Tokyo e studiò la Kōga-ryū Wada-ha (Ninjutsu) sotto la guida del nonno, Fujita Shintazaemon, 13° Sōke del ramo Wada di Kōga-ryū Ninjutsu. La sua formazione accademica avvenne presso le università di Waseda e Meiji. Inizialmente intraprese una carriera in una società giornalistica, ma continuò ad ampliare la sua conoscenza delle arti marziali, diventando anche un autore, ricercatore e collezionista di antichi rotoli. Tuttavia, non mancano opinioni contrastanti riguardo alla sua figura, con alcuni che lo considerano più un ricercatore di tradizioni che un vero "ninja".

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Fujita insegnò la Kōga-ryū Ninjutsu all'Accademia Militare di Nakano (Rikugun Nakano Gakkō). In seguito, lavorò come specialista della sicurezza per il governo e, negli anni successivi, ebbe una grande influenza nell'insegnamento di molte arti tradizionali giapponesi. Tra i suoi allievi più noti si annoverano Motokatsu Inoue, Mabuni Kenwa, Fujitani Masatoshi, l'attore Tomisaburo Wakayama e Manzo Iwata, che divenne erede di alcuni dei suoi stili. Tuttavia, Fujita non ha lasciato un erede diretto per la Kōga-ryū Wada-ha.

Fujita pubblicò il Zukai Torinawajutsu, che documenta centinaia di tecniche di Hojōjutsu provenienti da diverse scuole. Inoltre, scrisse numerosi altri testi sul ninjutsu e sulle arti marziali. Morì di cirrosi epatica all'età di circa 68 anni e si pensa che soffrisse anche di angioedema ereditario, una condizione che potrebbe aver precluso la pratica di alcune arti marziali, sebbene Fujita sembra aver trovato il modo di gestirne i sintomi.

La sua vasta collezione, la Fujita Seiko Bunko, è conservata al Museo Iga-Ueno, nel Castello di Odawara. Tuttavia, secondo le fonti storiche, Fujita non ha lasciato un vero e proprio retaggio. Pertanto, chiunque, lontano dal Giappone, affermi di possedere il suo lignaggio o di avere ereditato la sua tradizione, merita delle domande approfondite. Se non sa fornire risposte chiare e precise, è lecito sospettare della legittimità della sua affermazione.

Ishikawa Goemon

Ishikawa Goemon è una figura storica di grande rilievo, le cui imprese sono diventate leggendarie. Nato a Iga il 24 agosto 1558, inizialmente servì come genin sotto il comando di Momochi Sandayū, ma successivamente si diede al brigantaggio, diventando un "Robin Hood" giapponese: rubava ai ricchi per dare ai poveri. Da shinobi, Goemon divenne un Nukenin (un ninja rinnegato, ovvero un ninja senza padrone, simile al rōnin per i samurai).

Come accade spesso con le figure degli shinobi, poco si sa della vita di Ishikawa Goemon, ma la sua fama è tale che è diventato un simbolo del folklore giapponese. Una delle storie più celebri narra che Goemon fosse innamorato dell'amante di Momochi e dovette fuggire per evitare l'ira del suo maestro. In quel racconto, Goemon rubò la spada preferita di Momochi prima di fuggire.

Nel proseguire della sua vita, Goemon divenne capo di un gruppo di banditi nel Kansai, continuando a derubare signori feudali, ecclesiastici e mercanti, distribuendo la ricchezza tra i contadini oppressi. Tuttavia, quando Goemon rubò dei Daimyō alleati di Toyotomi Hideyoshi, quest'ultimo ordinò la sua cattura. Per assicurarsi di trovarlo, Hideyoshi prese in ostaggio il figlio di Goemon, Gobei.

Goemon non riuscì a recuperare il figlio, e venne catturato. Il 24 agosto 1594, a Kyoto, Toyotomi Hideyoshi ordinò la sua esecuzione tramite bollitura viva, ma Goemon, con le ultime forze, riuscì a sollevare il figlio sopra l'olio bollente, salvandolo. Sebbene Hideyoshi, impietosito, decise di risparmiare la vita del bambino, Goemon morì subito dopo, con il cuore gonfio di amore per il figlio.

Poiché Goemon fu giustiziato senza lasciare alcun retaggio o discendenza diretta, e non esistono prove storiche di scuole o lignaggi che possano vantare una sua tradizione, la sua eredità è andata perduta. In alcuni paesi, come gli Stati Uniti e la Thailandia, alcuni individui affermano di possedere il suo lignaggio, ma storicamente è accertato che non esiste alcuna scuola che tramandi la sua arte, rendendo queste affermazioni piuttosto bizzarre. In Europa, per quanto ne so, queste pretese non sono diffuse. Tuttavia, la figura di Ishikawa Goemon rimane un'importante icona nella storia e nel folklore giapponese, ma il suo lignaggio è ormai scomparso.

Fūma Kotarō e la Fūma-ryū: Miti, Leggende e Realtà Storica

Questo è il ninja più usato di tutti.
A Catania c'è un buffone, un poveretto che mi diffama continuamente per estrema invidia, fortunato del fatto che capisco le sue condizioni mentali non ottimali, e la mia empatia mi spinge ad avere pena e pietà verso di lui. Lasciando il fatto che anche volendo, per me non è nemmeno un degno avversario da sfidare, ma solo un insignificante moscerino che persino mia nipote di 7 anni potrebbe sbriciolare come i biscotti, tanto è scarso e inutile come avversario. L'unica spada che ha avuto per anni, è la riproduzione cosplay dell'ultimo samurai, e ha avuto il coraggio di farsi chiamare: (maestro di spada). Viene dal karate, e dal 2025 pratica anche Iaidō, le uniche cose non fake che fa.
Certo pratica con una scuola di spada che pratica lo stile classico immaginario, morbido e basilare, ma che almeno fanno qualcosa che si può definire in qualche modo valido, o vicino ad essere autentico, sicuramente non fake. E finalmente ha comprato una spada un po' più seria da pratica, su Yari no Hanzo. Ma il lupo perde il pelo ma non il vizio, e cosa va a dire in giro? Di averla presa dal Giappone, con permessi speciali, e che è una spada giapponese forgiata da antichi fabbri. Giusto per farvi capire la tipologia di ridicolo, bugiardo, buffone che è questo piccolo imbecille insignificante. Ecco questo fake ninja, che opera praticamente nella mia stessa città, e che se mi permetto di citare, è per restituire le continue stuzzicate che si prende la libertà di dire su di me, è uno di quelli che dice di essere un ninja diretto della scuola (inesistente) del clan di Fūma Kotarō, sbam, ridi, ridi pure a crepapelle.
Un elemento che palesemente non sa nemmeno indicare il Giappone sulla cartina, e che nessuno ovviamente li, conosce. Ovviamente non è da solo, ma è legato a personaggi dello stesso livello di ridicola farneticazione, legata al "Ninjutsu Fūma Ryū " di cui però non farò ovviamente nomi o riferimenti, perchè la guerra con la spazzatura, è solo una perdita di tempo per me.

È incredibile il luogo in cui vivo, dove l'ignoranza divampa al punto che si può raccogliere con le ruspe, e dove gentucola da due soldi, con quattro boiate riesce fare delle capre un suo gregge.
Io non tollero i fake e quindi voglio informare che oltre questo singolo misero buffone, ci sono altre due organizzazioni fake ninja a Catania. Nessuno di loro è mai stato in Giappone a studiare e praticare, nessuno si è mai allenato con un giapponese inerente a ciò che dicono di insegnare, sono dei totali ignoranti in materia come lo è chi si è inventato da solo. Nessuno di loro ha mai combattuto veramente, ha reali esperienze di combattimento su ring, gabbie, strada, nessuno di loro ha alle spalle un lungo percorso da allievo con maestri di grande spessore. Chiacchiere, solamente chiacchiere, hanno solo questo. Nascono già maestri e troneggiano con ego e superiorità infondata su quei poveri sventurati che non si rendono conto di dove si trovano. Non hanno niente che possa provare il contrario di quello che sto dicendo, e che provi le balle che raccontano. Non hanno niente di qualitativo da offrire, se non il banale innocuo sport improvvisato e cinematografico. Il loro maestro è internet, l'ego, il business, e il fanatismo. Vivono solo di questo. E i loro allievi, sono gli allievi che meritano questi maestri.

Ma andiamo dritti all'argomento "Fūma" e torniamo indietro nel tempo, iniziando da un nome noto tra gli storici giapponesi, specialmente per le sue associazioni a scuole fake “ninja”: Fūma Kotarō, noto anche come Kazama Kotarō. Le sue storie sono molto confuse, per lo più leggendarie e romanzate. Non vi è nulla di chiaro e attendibile se non teorie varie sulle sue imprese. Magari è esistito, ma cosa fece di certo poco si sa, ed è parecchio improbabile che dopo più di 460 anni circa dalla sua morte, la sua verità e il suo lignaggio si trovino dall’altra parte del mondo intatti, come proferiscono i fake legati alla sua figura.

Si trattava di un mercenario vissuto verso la fine del Periodo Sengoku, proveniente da una famiglia lontana da Iga e Kōga, le sue arti erano quindi un surrogato di quelle degli originari clan shinobi. Il piccolo clan fūma, composto per lo più da criminali, utilizzò tali tecniche principalmente per scopi immorali. Mercenari venduti al miglior offerente, era questa l’attività principale.

Ancora oggi non esistono fonti certe sulle vere attività di Fūma Kotarō e il suo clan verso gli Hōjō. Si dice che potrebbero essere stati altri “ninja” a servire gli Hōjō durante l’assedio da parte di Toyotomi Hideyoshi. Che un gruppo di shinobi fosse stato per un solo intervento al servizio del clan Hōjō di Odawara si, c’è qualche fonte storica che lo asserisce, ma che fossero proprio i Fūma non è certo. Tale confusione avviene per i nomi trovati nei manufatti storici.

Questo gruppo, veniva chiamato con vari nomi, ad esempio compare spesso la parola “Rappa” associata ai servi mercenari shinobi degli Odawara (anche se poteva trattarsi benissimo anche di rōnin). Ma non è stata trovata storicamente alcuna certezza che fossero proprio i membri del clan Fūma ad essere chiamati così. Cenni storici di titolo accademico e dunque di fatto attendibili, asseriscono che i mercenari fūma essendo di basso rango sociale sono stati senza dubbio degli analfabeti, poiché al tempo in cui hanno vissuto saper leggere e scrivere era un privilegio per pochi e riservato per lo più ai nobili e ai samurai. Pirati e briganti specialmente erano analfabeti in toto e non erano dunque in grado di trasmettere lignaggi in codice su pergamena. Questa è una delle tante prove che costoro non hanno mai potuto creare rotoli che riportassero il retaggio di Fūma Kotarō e della cosiddetta scuola Fūma-ryū ormai estinta definitivamente. Sempre se è mai esistita.

Una delle storielle ignoranti dei fake che si associano a costoro, leggendo in giro che i fūma erano “pirati” asserisce che essendo “pirati” i fūma abbiano viaggiato per mare portando il loro lignaggio oltre oceano. Grasse risate per tali idiozie.

Ridicolo. Il Giappone solo all’alba del Periodo Edo, nei primi del 1600 costruì navi in grado di viaggiare per il mondo grazie a William Adams. Prima di allora solo Olandesi e Portoghesi viaggiavano per mare tra Europa e Giappone e nessuna delle loro navi è mai stata presa da “pirati”. Sono fatti storici indiscussi. Nella traduzione giapponese dei reperti storici, la parola “pirati” tra l’altro, non era per forza abbottonata a uomini di mare (cosa che ovviamente essendo ignoranti asseriscono i fake basandosi al contesto letterale).

Nel caso dello studio della parola “pirata” giapponese, essa è utilizzata nei cenni storici, ma si parla di “pirati delle montagne” non di mare.

I “pirati” in questo caso erano intesi anche come briganti di terra. E questo erano i fūma solo dei balordi criminali di terra il mare non l’hanno mai visto e in occidente niente di questi balordi è mai giunto.

Ma mettiamo per assurdo che fosse vero, che erano pirati di mare. In tempi di pace dominata dai Tokugawa che hanno tenuto sotto stretto controllo dittatoriale ogni movimento marittimo che passava dal mondo al Giappone per quasi trecento anni. Come e quando? Un misero gruppo come i fūma (tra l’altro andato distrutto parecchi, ma parecchi anni prima) composto non da un esercito ma da un pugno di balordi, è risorto dal nulla secoli dopo ed è uscito dal Giappone indisturbato prendendo una nave? Ridicolmente impossibile. E come mai una cosa così eclatante come queste se mai fosse davvero accaduta non risulta nei libri di storia e non si è mai saputo niente di niente per secoli, mentre oggi solo in occidente guarda caso, si sa tutto sui Fūma-ryū? Più di quanto ne sanno in Giappone.

Sono palesemente storie senza capo né coda. Perchè non esiste alcun retaggio Fūma-ryū oggi e tali storielle sono solo fantasie fanatiche. Sono morti all’incirca più di 460 anni fa è davvero improbabile che tale lignaggio sia sopravvissuto indisturbato senza essere stato notato o dichiarato. E guarda caso in Giappone dove ha avuto origine nessuno dichiara la sua esistenza e presenza o addirittura la sua realtà.

Mentre in occidente ci sono addirittura i sōke, ovviamente nascosti dietro siti e pagine social dall’aspetto grottesco, trash e dai contenuti di dubbio gusto o infima qualità tipici degli squallidi bot bot, senza nessuna validità e serietà.

Difatti, se fate una ricerca su Fūma Kotarō e scrivete su internet e altre parole inerenti a Fūma-ryū non troverete niente di storicamente attendibile o di giapponese, ma solo i siti di questi occidentali e vari forum che criticano e contestano queste organizzazioni che rappresentano tali storielle da mercatino.

Per quanto riguarda le arti marziali che praticano queste organizzazioni poi, troverete solo robaccia da dilettanti allo sbaraglio che palesemente improvvisano roba scopiazzata senza sapere da dove cominciare.


Le scuole associate a Fūma Kotarō, addirittura, molto ridicolmente, definiscono il loro “Hombu Dōjō” il Museo Ninja sito nel castello di Odawara in Giappone. Ciò è parecchio imbarazzante. E perché lo fanno?
Questi fūma mercenari nel tardo Periodo Sengoku si ritiene che possano essere finiti al servizio del clan Hōjō di Odawara e che furono assunti, come mercenari. Nel 1590 Toyotomi Hideyoshi assediò il castello di Odawara, che alla fine cadde, e il clan Hōjō fu costretto ad arrendersi e diventare suo vassallo, e di questo gruppo di servi di cui il clan Hōjō si era servito non si seppe più nulla.
Dunque, solo al suo tramonto il clan Hōjō si servì di un gruppo di mercenari, e solo per un’unica azione. Ciò non fa dunque dei presunti “fūma” membri del loro clan. Nella maniera più assoluta. Non erano “i ninja del clan Hōjō”. Assolutamente.
Una volta compiuto ciò per cui furono stati assoldati e pagati, (e furono sconfitti) la storia finì lì, definitivamente. Storicamente è chiaro ed appurato tutto questo.

Il castello di Odawara oggi è dunque conosciuto come luogo associato simbolicamente ai “ninja” con molte attrazioni in costume per i turisti. Con maestri “ninja” fondamentalmente performer, che intrattengono chi visita il luogo.

Non essendoci ufficialmente nessuna eredità Fūma-ryū dichiarata, ovviamente non esiste nessun sōke in Giappone che si sia presentato ufficialmente come tale, reclamando il lignaggio. L’unico “sōke fūma” esistente è un fake occidentale che ovviamente in Giappone non mette piede e si presenta più come un bot che come una persona seria o reale.

I fake fūma non essendo mai stati in Giappone, non conoscendo la vera storia e non essendosi mai allenati con veri maestri giapponesi, non hanno idea di ciò che dicono e di ciò che fanno, commettendo questi strafalcioni. Oltre alle sciocchezze che dichiarano usano anche impropriamente ed irrispettosamente questo Mon: l’emblema del clan Hōjō, una famiglia secolare storicamente importante con la quale Fūma-ryū non ha assolutamente niente a che fare.


In conclusione l'unica cosa che resta di Fūma Kotarō e il suo clan sono solo leggende fantasy alla rinfusa e il nulla totale sia chiaro.

No, non è un accanimento ripeto è realtà e senso civico verso chi non sa queste cose e può essere preso in giro da personaggi invasati, esaltati e fuori luogo che come bambini fanatici che non sanno cosa fanno giocano ai ninja mascherati con i passa montagna facendo rituali stupidi, andando in giro come deficienti offendendo la memoria storica di personaggi del Giappone feudale.

Io non mi permetterei mai di appropriarmi del lignaggio di altri o peggio del nome di personaggi storici importanti, che siano stati criminali o meno, solo per farmi un nome e ottenere fama. È una cosa a dir poco disgustosa, di basso livello e priva di dignità, rispetto e onestà.

Le scuole associate a Fūma Kotarō, addirittura, molto ridicolmente, definiscono il loro "Hombu Dōjō", il Museo Ninja sito nel castello di Odawara in Giappone. Ciò è parecchio imbarazzante, (ora spiego perchè).
Il castello di Odawara è conosciuto come luogo associato simbolicamente ai "ninja", e attira molti turisti.
Questo perchè in una sola occasione, quando Toyotomi Hideyoshi invase il castello, gli Hōjō feceso uso di un gruppo di mercenari in supporto che si vocifera fossero probabilmente shinobi. Toyotomi Hideyoshi comunque vinse e li distrusse tutti compreso il clan Hōjō.
Non essendoci ufficialmente nessuna eredità Fūma-ryū, non esiste nessun sōke in Giappone che si è presentato ufficialmente come tale, a reclamare e sostenere il lignaggio. L'unico "sōke" che si è proclamato possessore di questo lignaggio inesistente, è un fake ovviamente, infatti vive in occidente, in Giappone non mette piede.

Nei pressi del castello, si c'è un "Dōjō", e alcune aree di studio e addestramento, che fanno parte del Museo Ninja del posto, dove alcuni praticanti di arti marziali amatoriali, "non veri ninja" come Hiroshi Jinkawa "Sensei", un esperto studioso, (non uno shinobi, o erede di fantomatici clan), ma esperto studioso e praticante, per lavoro, fa fare "l'esperienza ninja" ai turisti, facendoli vestire da shinobi per gioco, istruendoli sulla storia, spiegando cose interessanti, e facendogli fare un "allenamento" simbolico.
Ovviamente si tratta di esperti, ed è una esperienza che consiglio vivamente se vi capita di andarci. Io ci sono stato, posso assicurarvi con certezza, che ne vale la pena. Parecchio interessante ed istruttivo.

In Giappone, i giapponesi che ci lavorano e non, quando ho chiesto delucidazioni sulla Fūma-ryū, mi hanno tutti detto per filo e per segno, tutto quello che ho appena scritto nelle ultime pagine.
Con parecchia superficialità sull'argomento, quasi fosse la storia di un fumetto.
Infatti, a detta loro; "le storie che usano gli occidentali sulla Fūma-ryū sono più consone a dei fanatici o ad un anime, che ad una scuola seria", (parole loro non mie).

I fake legati alla Fūma-ryū, oltre le sciocchezze che dicono, fanno anche altro.
Usano impropriamente ed irrispettosamente, questo Mon:

L'emblema del clan Hōjō, una famiglia secolare, storicamente importante, con la quale Fūma-ryū non ha assolutamente niente a che fare.
E adesso spiego perchè si collegano al castello di Odawara e al clan Hōjō.
Questi fūma mercenari, nel tardo Periodo Sengoku (si crede) che finirono al servizio del clan Hōjō di Odawara, e vennero assunti appunto, come mercenari. Nel 1590 Toyotomi Hideyoshi assediò il castello di Odawara, che alla fine cadde e il clan Hōjō fu costretto ad arrendersi e diventare suo vassallo e di questo gruppo di servi di cui il clan Hōjō si era servito, non si seppe più nulla.
Dunque, solo al tramonto del clan Hōjō quest'ultimo si servì di un gruppo di mercenari, e furono assoldati per un unica azione.
Ciò non fa dei fūma dunque, membri del loro clan. Ma nella maniera più assoluta. E non è vero che erano "i ninja del clan Hōjō".
Ridicolo. Una volta compiuto ciò per cui furono stati assoldati, e pagati, la storia finì li, definitivamente.
Storicamente è chiaro ed appurato tutto questo.

Jinichi Kawakami, in uno dei suoi video su Nindo Channel, parla del castello di Odawara, e della (Leggenda) senza certezze, del clan fūma.
Asserendo ciò che dicono gli storici esperti. Ovvero che si, nei testi storici vi sono narrazioni che parlano di shinobi assoldati dalla famiglia Hōjō, chiamati Rappa nei testi trovati, e che qualche riferimento dice anche fūma. Ma non si hanno informazioni certe su di loro.
Nessuna, poiché le informazioni non sono tratte da documenti storici ma da racconti/libri/romanzi (storici) è ben differente.
I documenti storici invece parlano solo di Rappa, e siccome i Fūma appartenevano a questa categoria, si suppone che probabilmente potesse trattarsi di loro. Se i fake legati a  Fūma-ryū hanno prove contrarie da mostrare al Giappone perchè non lo fanno? Perchè non pongono fine alle affermazioni degli storici difendendosi una volta per tutte, cessando gli insulti verso i loro confronti?
Il perchè è chiaro, non hanno prove, non hanno un bel niente di niente.

Queste foto le ho scattate durante uno dei miei viaggi in Giappone, a Kamakura, nei pressi del tempio Kenchō-ji, mentre conducevo alcune ricerche. Chi, come me, parla con gli storici e va in Giappone a studiare e a praticare, conosce bene la realtà dei fatti. Le congetture e ideologie di questi fake sono palesemente campate in aria, costruite per sostenere una causa grottesca e priva di fondamenta, sono solo un invasato e fantasioso guazzabuglio di ridicole baggianate. Fūma-ryū non ha né un simbolo né un mon, è storicamente provato. Il Fūma-ryū non ha né simbolo né mon: è storicamente provato.

L’uso del mon del clan Hōjō è ignorante, fuori luogo e irrispettoso. Ma gli ignoranti e gli incompetenti, i fake , offendono una cultura e una famiglia storica senza nemmeno rendersene conto, come bambini che giocano con qualcosa che non comprendono. Quando nel 2012 sono tornato a vivere a Catania, dopo alcuni anni in Piemonte, mi sono esposto: ho fondato il mio Dōjō, ho iniziato a insegnare e ho conosciuto le realtà marziali siciliane, fino ad allora per me sconosciute. Qualche anno dopo ho scoperto l’esistenza dei fake, qualcosa che non avrei mai immaginato possibile, abituato, nella mia ingenuità, a non concepire certe truffe. Non potevo immaginare simili bassezze. L’esistenza dei maestri fake è immorale e pericolosa. Ho iniziato a chiudermi, a non fidarmi di nessuno, a velare me stesso e la mia disciplina. Mostravo una faccia fittizia a chi non conoscevo davvero. Sorrido sempre, perché sono educato. Ma non sempre il mio sorriso è vero. Loro credono di sapere qualcosa su di me, ma il vero potere, sta proprio nel farlo credere ai propri nemici usando metodi specifici. Truffatori e palloni gonfiati che approfittano dell’ignoranza delle persone su una disciplina asiatica poco conosciuta, atteggiandosi e spacciandosi per maestri ed esperti, non li voglio nella mia vita.

E ciò che più mi sconvolge sono gli allievi fedeli di questi buffoni: talmente ignari da seguire certi ciarlatani nonostante siano palesemente fake. Può sembrare accanimento il mio. In realtà è senso civico verso chi non sa, verso chi rischia di essere ingannato da personaggi invasati, esaltati e fuori luogo che, come bambini inconsapevoli, offendono la memoria storica di figure del Giappone feudale. Una memoria che per me ha un valore vitale, che rispetto e difenderò sempre.

Non mi permetterei mai di appropriarmi del lignaggio altrui, né tantomeno del nome di personaggi storici, importanti o meno, solo per farmi un nome e ottenere fama. È qualcosa di disgustoso, di basso livello, privo di dignità, rispetto e onestà.

Non sono contrario all’invenzione di uno stile. Anche la mia disciplina nasce da un processo simile: un adattamento innovativo e audace, una rivoluzione che ha trasformato una base tradizionale autentica in qualcosa di ibrido e azzardato, ma estremamente funzionale perché fondato su solide basi di reali esperienze di combattimento. Una scuola pragmatica che segue un dogma assoluto: tutto ciò che non può essere applicato nella realtà è solo un balletto inutile che non merita alcuna considerazione.

Ci vogliono onestà e sincerità. Chi si inventa baggianate sfruttando identità e storie altrui è un porco.

E chi si inventa uno stile dal nulla, senza aver mai combattuto davvero e senza una tradizione solida alle spalle che gli avrà dato identità e autenticità, difficilmente potrà offrire qualcosa di valido.
Ma se sarà sincero, se sarà veritiero nel raccontare il proprio cammino, e studierà sodo cercando esperienze concrete che fanno crescere in qualità, qualcosa di buono potrà comunque nascere.


Bisogna conoscere la storia e non da Wikipedia ma da libri accademici e interagendo con storici giapponesi, c'è poco da fare.

Bisogna studiare sul campo e con le persone giuste, laureati ed esperti in storia del periodo feudale giapponese.
È l'unico modo per non farsi abbindolare e prendere in giro, perchè si tratta della storia di un luogo molto lontano, sconosciuto agli italiani, che a stento conoscono la loro di storia. Si tratta di un mondo misterioso che in occidente può essere frainteso con fischi per fiaschi o addirittura stravolto per scopi di dubbia moralità come in questo caso.


Purtroppo esistono centinaia di migliaia di finti maestri al mondo, non solo col "ninjutsu".
Scuole enormi, più piccole o emergenti, che sfruttano l'ignoranza della gente.
Governate da Invasati da setta, fanatici senza morale e competenza che giocano credendosi stregoni e guerrieri.

Come fanno in altri blog maestri e studiosi veri, ho voluto esprimere con questo articolo l'astio ripugnante riguardo questa parentesi, e informare onestamente il pubblico di questa realtà esprimendo una personale opinione doverosa e coscienziosa a riguardo, semplicemente per moralità e rispetto nei confronti di chi studia e lavora davvero e di chi ha studiato per anni e si è fatto il mazzo per arrivare dov'è.

Il "ninja" ha sempre affascinato la cultura popolare, ed è sempre stato una bella fantasia per chi pratica arti marziali.
E negli ultimi vent'anni circa sono saltati fuori più "retaggi ninja" di quanti ne siano esistiti in realtà.
E guarda caso tutti in occidente.

Come mai questa cosa? ... direi che è già palese di suo il perchè se ci si riflette bene.

Oggi, al tempo dell'ego massimo e dell'esaltazione della mediocrità, l'uomo medio e senza talento, insegna.
E così chi è invasato e incapace ma sa parlare bene, molto bene, tende a seguire la via più facile e inventarsi le cose piuttosto che studiarle e saperle farle davvero.


Io mi auguro che si torni alla qualità di una volta e ci si impegni a studiare e a praticare seriamente con pazienza e abnegazione.
Posso tollerare le evoluzioni e gli adattamenti anche. Ma non le truffe.

Spero che chi legge e si sente tirato in causa si faccia un esame di coscienza e non si faccia venire il prurito perchè non ha senso mettersi nei guai dandosi la zappa nei piedi da solo. Non c'è competizione o concorrenza e di certo non siamo nemici.
Un nemico è qualcuno di degno con cui confrontarsi, questi sono solo miserabili insignificanti poveretti da ignorare.

La bellezza di intraprendere un percorso, godersi ogni insegnamento, ogni sconfitta, viaggiare e capire se stessi crescendo spiritualmente, non ha prezzo. Io posso solo consigliare a questi elementi di abbandonare queste idiozie e fare sul serio cominciando a studiare come si deve e veramente le discipline tradizionali in cui ripongono una mal riposta passione, trasformandola in esaltato fanatismo invasato, mettendo innocenti e se stessi in un contesto grottesco e inferiore.

Spero di ispirare con questo prolisso articolo l'opportunità di riflettere sulle proprie azioni e migliorarsi.
Poi certo, a ciascuno il suo e faccia cosa vuole. E a ciascuno il maestro che merita.

Scolaro Giuseppe Simone

ジュセッペ シモネ スコラロ